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Piano di Azione Nazionale sulla Salute Mentale 2025-2030: Libro dei sogni, strumento operativo o proposta di discussione?

La presentazione del “Piano di Azione Nazionale sulla Salute Mentale 2025-2030” fornisce un documento complesso, da analizzare approfonditamente, nei suoi aspetti positivi e nelle sue contraddizioni.

Si propone come “un documento sintetico, agile ed incisivo per la promozione, prevenzione e sviluppo di azioni a favore del miglioramento e del trattamento della salute mentale e del benessere psicologico della nostra società. Un documento strategico ed operativo il cui scopo è promuovere e stimolare interventi appropriati ed efficaci a favore della salute mentale che dovranno essere recepiti e messi in atto dalle Regioni, titolari dell’organizzazione sanitaria”.

L’articolato testo non sembra tuttavia rispondere adeguatamente a questi obbiettivi: per es. vengono evidenziate le carenze strutturali che hanno impedito in tutte le regioni una uniforme e omogenea realizzazione di un approccio bio-psico-sociale alla salute mentale ma non vengono approfondite le cause di questa mancata realizzazione se non con un riferimento generico alle competenze regionali derivanti dall’autonomia loro conferita dal Titolo V; non vi è nessuna considerazione sulle carenze di personale denunciate in tutte le sedi e da parte di tutti gli stakeholders interessati né vi sono indicazioni dei possibili interventi a correzione.

Il modello bio-psico-sociale viene riproposto con dovizia di particolari descrittivi/operativi, con enfasi sui descrittori riferibili alla EBM ma non si dice se la situazione attuale sia riferibile a carenze del “task-shifting e del task-sharing” assunti come determinanti “al fine di garantire efficacia ed appropriatezza di intervento, diagnostico e terapeutico”; vi è in tutto il testo una reiterato richiamo alla EBM ma non altrettanta enfasi è posta sule altre pre-condizioni per uscire dall’astrattezza e realizzare una vera salute mentale di comunità: le scelte etiche e le esperienze reali.

L’oscillazione dalle stelle alle stalle appare evidente anche da questo che è solo un piccolo esempio dell’approccio complessivo del Piano.

Altre tematiche potrebbero essere evidenziate (come già hanno fatto i colleghi – Angelozzi, Pellegrini, Mezzina, Pingitore e altri –  per es. sulle pagine di Quotidiano Sanità che anche in questa occasione si offre come tribuna aperta al dibattito) di un analogo approccio alle problematiche della salute mentale affrontate nel Piano.

Si sconta probabilmente il contributo del nuovo Tavolo istituito nel 2023 dal ministro Schillaci che ha messo in mano le sorti dei servizi e delle politiche a un gruppo di lavoro che si è caratterizzato per la preponderante componente professionale e accademica (Mezzina, 2025) senza considerare i contributi possibili derivati dalla recente “2°conferenza nazionale autogestita per la salute mentale 2024” o dalla istituzionale conferenza nazionale ministeriale del giugno 2022 che avevano registrato la partecipazione di operatori, associazioni di familiari e utenti oltre che del terzo settore e del volontariato, di tutto quel mondo che rappresenta la dimensione “sociale” dell’intervento.

Un dibattito reale con chi sta sul campo va stimolato sempre e reso fecondo partendo dalle esperienze territoriali importanti che si sono sviluppate in tutto il Paese, puntando maggiormente ed in maniera convinta  – destinando a ciò risorse adeguate – su piani regionali e nazionali di inserimento lavorativo e su nuove forme dell’abitare, strada maestra per realizzare una sempre maggiore inclusione sociale.

Sono questi per Psichiatria Democratica gli obiettivi da perseguire se non si vorrà sprecare l’occasione del PANSM trasformandolo da “libro dei sogni” in reale strumento operativo sulla cui realizzazione chiamare ad esprimersi tutti i soggetti coinvolti, Stato, Regioni, Operatori, associazioni e terzo settore. Tanto più che la sua realizzazione viene esplicitamente condizionata dai “…limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica” . Ovvero senza ulteriore investimento per una salute mentale già sottofinanziata rispetto agli impegni presi in passato.

 

28 luglio 2025