Corso ECM: ” Tempi e contesti in Salute Mentale. La cura tra assistenza primaria e riabilitazione”. Roma 1 e 2 ottobre 2026

 

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Recensione del presidente Antonello D’Elia al libro “Le scarpe di Anna”

Un libro per imparare cosa vuol dire Salute Mentale

 

Rocco Canosa. Le scarpe di Anna. Vite sospese, passi erranti. Casa Editrice Persiani, Bologna 2026.

 

Le scarpe di Anna è un libro di storie, di incontri, di sofferenze e cadute ma anche di guarigioni e restituzioni alla vita. A quella vita ‘sospesa’ che è di tutti ma che spesso appare attributo solo di alcuni, i più sfortunati, marginali, quelli che si chiamavano un tempo ‘poveri cristi’. A fare da legame tra le storie un’altra storia, quella di Rocco Canosa, autore, o meglio, narratore di vicende personali e professionali di uno psichiatra che è stato anche amministratore, docente e, per molti anni, presidente di Psichiatria Democratica.

È abbastanza comune che chi ha a lungo lavorato con le persone in sofferenza, che ha prodotto scritti teorici e clinici, che ha accompagnato la propria attività non rinunciando mai a una riflessione critica su quanto avveniva intorno e quanto veniva facendo, ad un certo punto della vita si senta così tanto riempito di ricordi, di incontri, di luoghi e fatti, che avverta il bisogno di fissarli, di raccontare, di farli entrare in una dimensione narrativa che dia un senso, articoli secondo un asse temporale quanto registrato nella memoria. Non sono pochi i libri che negli ultimi anni hanno popolato i banchi delle librerie, accomunati da questa esigenza degli autori. Anche chi scrive ha fatto parte di questa non sparuta schiera. Quello che viene messo su carta risponde ad esigenze spesso differenti. Si va da una memorialistica, più o meno malinconica, che rievoca tempi andati e avventurosi, alla giustificazione di pratiche di cui una certa psichiatria, mai sopita e tuttora in ottima salute, si è sempre avvalsa; dal paternalismo condiscendente all’estetizzazione della contenzione e/o della violenza, presentata come male minore  necessario; dall’aneddotica eroicizzata che rievoca azioni di rottura rispetto all’establishment psichiatrico coevo, alla rievocazione di fatti e personaggi del passato. Il registro retorico fa capolino, spesso, tra le pagine.

Il libro di Rocco Canosa segue un’altra strada. I fatti rievocati, la sua vicenda umana e professionale di psichiatra, gli incontri avuti e gli sforzi compiuti per assicurare un’esistenza più degna a chi era stata negata, per difendere i diritti negati e violati di persone a cui la vita e le istituzioni non avevano fatto nulla per assicurarli, tutto questo patrimonio, insomma, nelle storie che l’autore racconta hanno un fine preciso: quello di usare la testimonianza come trasmissione. Mai pedagogico e sempre vivace nel resoconto affettivo ed emotivo di tante vicende umane Le scarpe di Anna costruisce una lezione di restituzione di giustizia sociale prima ancora che di buona psichiatria. A Rocco, come a tutta Psichiatria Democratica, che non ha caso si è dotata di uno strumento ufficiale di formazione diventando provider ECM, è ben presente la necessità di tramettere, di trasferire nel presente, arricchendolo, quanto sperimentato in passato. Si tratta di ridare vita a quel sapere pratico che un tempo era appreso per contatto, attraverso l’affiancamento professionale e generazionale, con l’appartenenza a una comune impresa, disciplinare, sociale e politica, e ora langue in un contesto in cui la psichiatria accademica è, come sempre, in schiacciante prevalenza asfittica, conservatrice e presuntuosamente paludata di un linguaggio pseudoscientifico, mentre la psichiatria dei servizi pubblici è afflitta da carenza di personale, idee e progetti evolutivi. Ecco allora che i luoghi e le persone rievocate da Rocco Canosa diventano riferimento ed insegnamento per chi legge con l’occhio e la mente delle nuove generazioni di professionisti della salute mentale, medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali, operatori della riabilitazione. Ma anche familiari e pazienti, persone che in qualche momento della loro vita hanno incontrato o potranno incontrare insieme alle difficoltà, i servizi pensati per aiutarle ad affrontarle. Giovanni, Anna, Mohamed, Iboy, Milena e tanti altri diventano i docenti che Rocco Canosa ha convocato per raccontare, con grazia e intensità, cosa vuol dire misurarsi con un mondo violento e ingiusto e quale valore ha incontrare chi crede che con il proprio operare possa ancora provare a porre rimedio a quelle ingiustizie.

Antonello D’Elia, Roma

Programma aggiornato del corso ECM: ” Tempi e contesti in Salute Mentale. La cura tra assistenza primaria e riabilitazione”. Roma 1 e 2 ottobre 2026

PROGRAMMA

Psichiatria Democratica a sostegno per la riapertura della Comunità Terapeutica Urbania di San Basilio, Roma.

Finalmente apprendiamo da un comunicato stampa del 18 luglio firmato ASL Roma 2, Regione Lazio e ATER Roma del 17 luglio 2026 e da diversi articoli di cronaca, che si è dato avvio a “un tavolo tecnico per individuare la soluzione più efficace a restituire al quadrante nord est di Roma un presidio fondamentale per la salute mentale” rappresentato dalla Comunità Terapeutica Urbania. Una struttura psichiatrica residenziale chiusa ormai da diversi anni per ‘motivi strutturali’ che nel tempo aveva sviluppato un modello di lavoro per giovani persone con disagio mentale nella tradizione dell’inclusione e integrazione socio sanitaria.
Come Psichiatria Democratica non possiamo che sostenere l’iniziativa congiunta ASL Roma 2, Regione Lazio e ATER Roma che,sebbene arrivi con un ritardo di 3 anni dalla chiusura , manifesta la volontà di trovare una soluzione concreta e certa che garantisca il ritorno dei pazienti il più vicino possibile al proprio domicilio e contesto sociale. Ci auguriamo che entro breve i firmatari forniscano un percorso con la definizione di soluzioni tecniche e date certe sull’effettiva riapertura della Comunità Terapeutica Urbania. Di fatto storicamente Urbania ha rappresentato un servizio ‘essenziale’ per i cittadini, un presidio di salute mentale ed un avamposto della legalità in un territorio difficile come il quartiere di San Basilio. Il Servizio di salute Mentale e la Comunità sono stati sempre ben inseriti nella rete delle varie realtà associative del quartiere e non solo, portando avanti il modello basagliano di integrazione e inclusione sociale delle persone. Ci auguriamo pertanto che le voci vive del quartiere rappresentate dal Polo Civico e da tutte le altre associazioni come Unrra Casas che da tempo segnalano l’importanza di Urbania, ricevano risposte concrete e non solo ipotesi di soluzioni come quelle suggerite nel passo del comunicato in cui si cita “il consolidamento e la riqualificazione dell’immobile, oltre all’eventuale abbattimento e ricostruzione” . Risposte certe ai cittadini residenti e soprattutto ai pazienti e alle loro famiglie. Come Psichiatria Democratica continueremo a vigilare che dalle parole si passi a fatti concreti.

Società Italiana di Psichiatria Democratica ETS del Lazio

La morte di un uomo e il fallimento delle risposte istituzionali

L’intervento del Presidente Antonello D’Elia su quotidianosanità (link)

Corso ECM “Tempi e contesti in salute mentale. La cura tra assistenza primaria e riabilitazione” PRIMO ANNUNCIO

Cari amici e colleghi, sperando di fare cosa gradita, comunico che è in preparazione il Corso di Aggiornamento con crediti ECM che organizziamo come Società italiana di Psichiatria Democratica, in collaborazione con la Società italiana di Riabilitazione Psicosociale (SIRP), con l’ARESAM (Associazione Regionale Salute Mentale e con la Fondazione Di Liegro dal titolo “Tempi e contesti in salute mentale. La cura tra assistenza primaria e riabilitazione”. Il Corso (che attribuirà presumibilmente 18 crediti formativi) si svolgerà in presenza il 1 e 2 ottobre 2026 a Roma presso la Città dell’altra Economia (ex Mattatoio di Testaccio). A breve saranno disponibili tutti i dettagli e saranno possibili le iscrizioni anche online. Per cortesia bloccate le date.
A seguire alcune informazioni sul Corso, cari saluti Ilario Volpi

 

 

 

Appello del mondo sanitario e civile contro la securitizzazione della cura. Il diritto alla salute delle persone migranti nel Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo.

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In libreria il volume di Rocco Canosa: “LE SCARPE DI ANNA”, storie di vite sospese.

Per una uscita breve dal manicomio le avevano dato, a caso, un paio di scarpe. Ma Anna non ce la faceva a camminare, erano troppo strette. Poi, fortunosamente, è riuscita a trovarne un paio nuovo: che felicità! adesso poteva muoversi liberamente. Il piacere della libertà è stato precluso ai protagonisti di queste storie: malati mentali rinchiusi nei manicomi, migranti torturati nelle carceri, gente senza dimora, ragazze violentate in famiglia, bambini arruolati da criminali o costretti a fare i soldati, ladri per necessità, operai impazziti, giovani e anziani poveri. Tutte e tutti hanno patito storie di violenta costrizione della libertà e, per giunta, gli è stata negata la possibilità di curarsi. Scarti resi invisibili dall’indifferenza e dal pregiudizio. Una umanità dolente conosciuta negli ambulatori, negli ospedali, nei bar, in strada, in fabbrica, nei quartieri degradati delle città, in Italia e in altre parti del mondo. Accogliere la loro sofferenza senza etichette diagnostiche, battersi per i loro diritti è stato fondamentale nella costruzione dei nuovi servizi di salute mentale, dove – nel solco del magistero di Franco Basaglia – soggetto curante e soggetto in cura potessero incontrarsi e forse trovare insieme un nuovo paio di scarpe. Nuove, comode, giuste. “Mi avvicino due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve allora l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”. (Eduardo Galeano, Parole in cammino, 1998)

Per il Centro Franco Basaglia, di Arezzo, dietro il dramma di Modena c’è il depauperamento dei Servizi territoriali di Salute mentale

Link all’articolo de “La Nazione”