A Bari, il giorno 8 Aprile, presso la sala Consiliare del Comune la presentazione del volume: Psichiatria Democratica 50 anni straordinari “

I primi commenti sul volume “Psichiatria Democratica 50 anni straordinari”

ULTERIORI COMMENTI AL VOLUME

 

 

Ringraziamo Emilio Lupo per avere messo insieme un’accurata raccolta di testimonianze di 50 anni di storia e storie, una memoria di buone idee, bei ricordi ed intenzioni, uno strumento che potrà essere ottimo spunto per riorientare gli approcci, le pratiche e le azioni attuali verso la concreta realizzazione di quanto per anni narrato, discusso e immaginato, ovvero di un approccio di cura che parta dal riconoscimento della persona sofferente e ne rispetti finalmente il ruolo di decisore in merito al proprio percorso terapeutico.

Siamo lieti che una pratica dalle radici plurisecolari come lo IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti), da più di 25 anni presente in Italia e ancora poco conosciuta e sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità, abbia ricevuto l’invito di far parte delle 100 voci che hanno trovato spazio in questo ricco compendio dedicato ai 50 anni di Psichiatria Democratica. Un libro che valorizza l’impegno concreto di chi sul campo continua, giorno dopo giorno, a riscrivere la storia della psichiatria, con un lavoro di destrutturazione della logica manicomiale ancora necessario, restituendo dignità a chi soffre. Tante esperienze e un’unica direzione: quella della tutela dei diritti di ogni uomo, della destigmatizzazione del disagio psichico, dell’inclusione sociale.  Speriamo questa sia la prima di una lunga serie di opportunità per continuare a diffondere anche attraverso Psichiatria Democratica la teoria e la pratica dello IESA, un metodo di cura assolutamente in linea con il pensiero basagliano. Nel frattempo, chi fosse interessato ad approfondire può leggere gratuitamente la rivista scientifica europea sullo IESA Dymphna’s Family, cliccando sul titolo nel seguente link: https://www.aslto3.piemonte.it/strutture/c-e-d-ri-for-iesa/#area-ricerca e rimanere in contatto con noi seguendo la pagina Facebook “Servizio IESA ASL TO3 – Centro Esperto Regione Piemonte”.
Con lo sguardo rivolto al futuro, continuiamo tutti a lavorare per offrire “meno posti letto e più posti vita!” a chi attraversa un momento di difficoltà.

 

Gianfranco Aluffi, Psicoterapeuta, Collegno (To)

Catia Gribaudo, Psicoterapeuta, Collegno (To)

Francesca Savian, Te.R.P., Collegno (To)

 

 

 

A cento anni dalla nascita di Franco Basaglia e cinquanta da ‘Psichiatria Democratica’, di certo il volume curato da Emilio Lupo, non vuole essere, come già altri hanno evidenziato, una commemorazione di quanto fatto da tutti coloro che, hanno realizzato una rivoluzione nell’ambito della salute mentale, storicizzando un cambiamento di civiltà a livello mondiale e rendendo, così, concreto, il pensiero di Franco Basaglia e del suo gruppo. Quel passaggio dall’astratto al concreto incominciò allorquando Basaglia assunse, nel 1961, la direzione del manicomio di Gorizia contrastando i metodi violenti e coercitivi della psichiatra e ponendo le basi alla riforma del settore che si realizzò nel maggio del 1978, con l’approvazione della legge 180.

Il volume, nel raccogliere riflessioni, esperienze, testimonianze di varie categorie sociali e professionali, arricchito da foto, manifesti e vignette, è destinato ad essere un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono ripercorrere i primi cinquant’anni di ‘Psichiatria Democratica’.

Credo inoltre che possa essere un utile strumento con il quale confrontarsi per sviluppare un pensiero su “nuovi muri” fatti non di mattoni, cionondimeno reali, quali droga, farmaco-dipendenza, tecno-dipendenza e relativa disumanizzazione, pensiero unico dominante.

Una volta la rappresentazione della realtà era nelle mani di coloro che detenevano i mezzi di produzione, contrastati dalla classe operaia e dalla sua visione alternativa del mondo; oggi, invece, ci impongono un’unica narrazione della realtà, attraverso la totale proprietà dei mezzi di “informazione” in assenza di un pensiero alternativo, operando, altresì una culture cancel. Siamo ormai immersi in una realtà distopica senza avere i mezzi per affrontarla.

Perché, dunque, non convertire quei muri, una volta luoghi di coercizione e sofferenza, restituendoli alle città per attività lavorative e culturali quali laboratori per sviluppare un pensiero critico anche attraverso le arti: teatro, cinema, pittura, scultura, musica dove non la competizione, il conflitto, siano la matrice della condizione esistenziale che spesso si tramuta in una fuga dalla realtà, bensì la ricerca della collaborazione, armonia, bellezza, per compiere la realizzazione della propria unicità nel rapporto uomo – mondo.

Un graffito su un muro dell’abbandonato Ospedale Psichiatrico Civile della ‘Maddalena’ di Aversa recita : “Voi ridete di me perché sono diverso, io rido di voi perché siete tutti uguali!”.

 

Alberico Toderico – Aversa (Ce)

 

 

Pur non essendo un addetto ai lavori, ho seguito negli anni , per una mia sensibilità verso quanti sono impegnati sui temi dei diritti, il lavoro serio e appassionato di Psichiatria Democratica e per questo motivo ho letto  il volume “Psichiatria Democratica 50 anni straordinari” . Il libro ospita contributi coinvolgenti di  operatori psichiatrici, scrittori, magistrati, giornalisti, uomini di chiesa ed altri  che aprono uno spazio di riflessione su un tema che incrocia la sofferenza e lo smarrimento di tanta parte della Società contemporanea.

La lettura, a dispetto delle dimensioni del libro corposo, è scorrevole e affascinante; le voci narranti ti accompagnano in un percorso di conoscenza dell’ universo di salute mentale, attraverso un excursus storico che abbraccia 50 anni di evoluzione (e, oggi sempre più minacciata per gli scarsi investimenti) della legge 180/78 sulla chiusura dei manicomi e sulla nuova  psichiatria umana e di prossimità. Questa esperienza, da profano,  semplice lettore appassionato di politica, mi ha fornito un quadro organico, una visione illuminante delle problematiche connesse al disagio mentale e rafforzato il convincimento circa l’importanza di sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi e rilanciare il dibattito sul Sistema Sanitario Nazionale all’interno del quale deve trovare spazio essenziale la piena attuazione dei principi normativi della legge 180/78.

Il volume ci parla di buone pratiche, di esperienze professionali ed umane che possono ancora essere di esempio e tracciare una strada per le nuove generazioni che agiscono, e agiranno, nel campo della salute mentale e più complessivamente per il pieno rispetto dei dettami della nostra magnifica Carta Costituzionale.  Lo dobbiamo anche ai tanti Operatori che con il loro duro lavoro, in ogni angolo dello stivale,  hanno buttato giù insieme alle mura manicomiali i pregiudizi e, contemporaneamente, costruito – con impegno appassionato e talora visionario –  nuove strade per l’inclusione sociale,  alleandosi con quella parte della Società civile che non ha voltato la testa da un’altra parte e che non intende restare indifferente ai bisogni dei non garantiti.

Un pensiero particolare va, in questo momento, al Prof. Franco Basaglia (a cento anni dalla sua nascita) per tutto quello che ha fatto perché si giungesse  al superamento dei manicomi e alla costruzione di risposte  non costrittive ma inclusive per i pazienti psichiatrici e per la ricaduta positiva che il suo pensiero ha avuto sulla cultura italiana ed europea.

 

Alfredo Canciani – Pensionato – Napoli

 

 

 

Sfogliando il bellissimo, e commovente ‘PSICHIATRIA DEMOCRATICA. 50 Anni straordinari’, che Emilio Lupo con instancabile tenacia ci ha regalato, partono i ricordi, e tra tutti gli stimoli che queste pagine trasmettono mi piace concentrarmi su quanto questi anni abbiano significato apertura di un mondo chiuso da sempre.

Leggendo l’indice degli autori di questo testo, vedo, oltre a psichiatri e infermieri ed altri ‘ addetti ai lavori’, gli scritti di scrittrici e poeti, politici, sociologi, medici del lavoro, pediatri e otorinolaringoiatri, operatori di cooperative, attori, magistrati, giornalisti, fotografi, docenti universitari, giuristi, sindaci, uomini di teatro, magistrati, cantanti, sindacalisti, registi, ricercatrici, geologi, architetti, sacerdoti.

Il tutto arricchito da centinaia di manifesti di mille e mille iniziative in difesa della salute mentale, in tutte le parti d’Italia, con Sergio Staino e Guido Silvestri ad impreziosire con la loro creatività i nostri contenuti.

Apertura al mondo, alla società civile, in un percorso che per ognuno di noi è stato caratterizzato da tante e tante tappe: incontri, dibattiti, interviste, convegni, in cui uscivamo dal nostro specifico per raccontare a tutti, come è stato detto, che la salute mentale è cosa troppo seria per essere lasciata solo in mano agli specialisti e che è fondamentale che la popolazione se ne riappropri, come dallo stimolo di Marco Cavallo che nel 1973 dal Manicomio veniva portato per le vie di Trieste.

Ma come era? Ricordi lontani di altri tempi.

Ero piccolo, e nella casa dei contadini che visitavo con i miei genitori, una cosa mi colpiva: una voce di donna che quasi ininterrottamente gridava da una baracca. Erano quattro fratelli, la sorella minore durante la ritirata dei nazisti dall’Italia era stata violentata e per la vergogna era rimasta lì chiusa per anni, per una colpa che non aveva commesso e che l’aveva sconvolta; i fratelli per la paura di tare ereditarie non si erano mai sposati…

Qualche anno dopo, un amico più grande mi aveva introdotto nell’ospedale psichiatrico di zona, dove da uno spioncino potevo vedere una giovane donna, in uno stanzino arredato solo di paglia, abbandonata in condizioni di assoluta trascuratezza: non aveva nemmeno più la forza di gridare.

Anni dopo, un’isola nella laguna veneta, la domenica mattina il consueto rituale della visita dei familiari, in uno stanzone trascurato, gli unici incontri con il mondo dei cinquecento rinchiusi. Era l’inizio del cambiamento ed insieme a medici e infermieri, padroni da secoli di quello spazio precluso a tutta la società esterna, comparivamo sotto la guida illuminata di Domenico Casagrande come figure esterne io, Ezio, Giusy e Sergio. Una prima apertura al mondo.

E ripenso alla mia generazione, che molti anni fa sognava ‘di non morire democristiana’, e oggi vive in questa strana irriconoscibile Italia, penso che libri come questo siano importantissimi, che servano a ricordarci la ricchezza di quanto abbiamo fatto e con questo orgoglio affrontare con il giusto spirito l’aria pesante che ci circonda.

Grazie Emilio.

 

Bernardino Scotta – Psichiatra – Torino

 

 

 

Il ponderoso volume “Psichiatria Democratica 50 anni straordinari”, curato da Emilio Lupo, rappresenta, per chi come me non è un conoscitore della materia, un affresco piacevole e al contempo interessante e completo circa il percorso che ha portato alla “rivoluzionaria” trasformazione del trattamento dei pazienti psichiatrici, dalle condizioni inumane (manicomio pre Basaglia) fino ad un  approccio libero da pregiudizi e ponderato nei metodi. La lettura del libro è resa ancora più gradevole e scorrevole dalle numerose quanto straordinarie grafiche di Staino, Silver e  Dalisi e  dai contributi di operatori della psichiatria (sia italiani che stranieri) e di numerosi e qualificati appartenenti – come si legge nell’introduzione –  alla migliore società. All’interno del libro vi è una lettera del Maestro De Simone che più di ogni altro commento rappresenta una sintesi del pensiero di tutte le persone sensibili ai problemi della natura umana, ed in particolare verso quelli affetti da problemi psichici.

Colgo l’occasione per fare i complimenti a tutta Psichiatria Democratica cui va riconosciuto il merito sia  di essersi caparbiamente impegnata per costruire concreti spazi di libertà a quanti prima erano costretti negli Ospedali psichiatrici, sia perché è riuscita a condividere, con tanti altri mondi, la costruzione di risposte territoriali alla sofferenza mentale.

Buon proseguimento di lavoro ed un grazie sentito per quanto fin qui fatto.

 

F. Mastrobuono – ingegnere – Napoli

 

 

 

Un racconto straordinario, un’opera monumentale (anche nel formato) , la storia di operatori che hanno agito sul campo reale delle istituzioni pubbliche per dare al cittadino che soffre una risposta alternativa ai propri bisogni disinnescando il dispositivo mortificante del manicomio.

L’impegno concreto di chi ha creato un movimento che si mette dalla parte di chi non ha e non di chi ha, il movimento per la liberazione dell’uomo, che ha sempre fatto molta fatica a maturare, non solo nella psichiatria; ecco perché noi di Psichiatria Democratica diciamo che la scienza è politica, proprio perché è legata a un movimento politico che cresce, vuole essere una cosa che crea una scienza nuova di riferimento per i nuovi bisogni dell’uomo, una scienza che non da’ delle risposte preformate ma delle risposte individuali ad ogni persona che esprime bisogni. Un libro che vuole essere un racconto polifonico, cento voci per 50 anni straordinari!

Grazie a chi a curato il volume, grazie Emilio. (volume che ricorda il mio primo Atlante Geografico De Agostini!).

 

Bruno Romano – Tecnico della riabilitazione psichiatrica e psicosociale- Napoli

 

 

In questi giorni, tempo di anniversari, in tanti hanno scritto o commentato sulla straordinaria esperienza di Franco Basaglia e di Psichiatria Democratica. Per l’occasione oltre a tanti articoli, sono stati riproposti antichi filmati, brani di interviste o di efficaci reportage. Troppo spesso si è trattato di “commemorazioni” per una realtà straordinaria, innovativa e generosa, ma presentata come lontana nel tempo, figlia di un’altra epoca.

Invece la forza del bel volume curato da Emilio Lupo “Psichiatria Democratica. 50 anni straordinari. Cento voci a narrare di salute mentale, libertà ed eguaglianza” è stato quello di riproporre con una ricchezza di testimonianze e attraverso la proposta di una documentazione anche inedita e preziosa, l’attualità di una proposta culturale, politica e scientifica, aggiungerei anche civica e democratica, che è l’impegno quotidiano di Psichiatria Democratica nei territori, nelle strutture sanitarie in collaborazione con i cittadini e le famiglie che vivono il disagio psichico.  Il pregio del volume e merito del curatore è anche quello di aver reso fruibile e chiara, grazie anche ad una pregevole cura grafica, una realtà tanto complessa e variegata come sono i cinquant’anni di storia sociale, di democrazia partecipata, di acceso confronto scientifico, di rapporto con le istituzioni sanitarie e con la politica, con la cultura e l’informazione che è stata ed è la battaglia per i diritti alla salute, alla cittadinanza e alla vita di Psichiatria Democratica.  Il tutto senza pesantezza, alleggerito dalle efficaci vignette di Lupo Alberto, di Sergio Staino e degli altri artisti che hanno arricchito il volume.  C’è chi giustamente l’ha definito “opera monumentale”, non ha sbagliato. Ci sono libri che durano la stagione di un mattino o richiamano l’attenzione per un titolo ad effetto destinato a sfumare dopo poco, oppure quelli che restano perché offrono materiale prezioso per capire, studiare, riflettere. E’ il caso di “Psichiatria Democratica. 50 anni straordinari”.  Merito della tenacia e della dedizione di Emilio Lupo e di chi ha collaborato alla realizzazione di questa importante opera.

 

Roberto Monteforte – Giornalista – Roma

 

ANCORA NUOVI COMMENTI AL VOLUME

 

Complimenti un ‘opera monumentale, eccezionale documento che riesce a restituire tutto l’entusiasmo alla base di tanto impegno che partendo dal basso attraversa tutti questi anni per realizzare un sogno che si è concretizzato. Sei stato straordinario a mettere insieme tutte le voci e le anime del movimento e immagino la immane fatica tua per coordinare un lavoro così complesso e ricco di documenti. Eccezionale anche la veste grafica e l’impaginazione che rendono agevole la lettura. Grazie di cuore per quanto hai fatto per mantenere viva la nostra storia. Un abbraccione riconoscente.

Antonio Morlicchio, psichiatra, Scafati (SA)

 

 

Il volume sui 50 anni di Psichiatria Democratica da poco pubblicato è un bellissimo concerto a più voci sulla splendida avventura di cinque decenni della formazione fondata da Basaglia e collaboratori, mentre in tutta Italia si sperimentavano attività antistituzionali per ridare voce e diritti ai pazienti reclusi nei manicomi, luoghi di espulsione e tortura. Lo spartito musicale di questa sinfonia libertaria e trasformatrice è interpretato da cento esponenti del mondo sanitario, culturale e politico, che, ciascuno dalla propria angolazione, ne dà una lettura incisiva e piena di passione. Perché la forza di Psichiatria Democratica, dopo la chiusura dei manicomi con la 180 e poi degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, continua ad agire con incisività critica e innovativa in un momento politico difficile, superando i confini specialistici e stimolando attività creative e di partecipazione sociale nella Salute mentale di comunità, rompendo i muri della medicalizzazione e della rassegnazione. È un vero piacere sfogliare questo grande libro arricchito dalle vignette di Staino e Silver e dai disegni di Riccardo Dalisi e Luca Dalisi, splendidamente curato da Emilio Lupo, dirigente appassionato e pervicace, punto di riferimento di Psichiatria Democratica, capace di trovare, con il contributo di tutti, tantissime testimonianze insieme a foto di convegni, locandine, tessere e altre tracce di questo straordinario percorso di lotta di questi primi 50 anni , che invitano tutti a cercare di continuare a lungo a suonare questa musica di libertà e apertura per tutti, nessuno escluso, per le cose belle del mondo.

Filippo Cantalice, Psichiatra, Bari

 

 

Ho ricevuto il libro sui “50 anni straordinari” di Psichiatria Democratica. Sono onorato di essere stato tra le cento voci e di aver contribuito nel mio piccolo all’affermazione del diritto alla salute mentale. Con affetto.

Franco Carella, medico e già presidente della Commissione Sanità del Senato, Manfredonia (Fg)

 

 

La lunga transizione verso la libertà, così potremmo definire il percorso di Psichiatria Democratica nei suoi primi cinquant’anni di storia. Dal manicomio ai servizi territoriali di salute mentale, alla psichiatria di comunità. Il libro curato da Emilio Lupo racchiude testimonianze preziose di persone, medici, infermieri, operatori sociali e della riabilitazione, che in questi anni si sono spesi senza risparmio per l’affermazione del diritto alla cura per i pazienti psichiatrici. Una lettura che aiuta a capire quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare per tutelare effettivamente le persone affette da un disagio psichico.

Giuseppe Privitera, infermiere, Napoli

 

Come si può immaginare ogni pagina del libro sul cinquantenario di Psichiatria Democratica ha rappresentato una lettura emozionante. La cronaca di un percorso lungo e doloroso che abbiamo effettuato con diversi ruoli e approcci. Durante la lettura su ogni pagina mi apparivano i volti delle persone oggetto della nostra attenzione, ed ho capito di dover colmare una lacuna nel prossimo libro, per il prossimo anniversario. La raccolta dei volti, delle crisi e dei sorrisi, delle vittorie e i fallimenti visti con gli occhi di Roberto, Maria, Giovanni e di quelli che sono stati oggetto e a volte… vittime del nostro lavoro.

Un abbraccio.

Gianfranco Carbone, operatore psichiatrico, Bari

 

 

Il libro sui primi 50 anni di Psichiatria Democratica è un viaggio appassionante lungo mezzo secolo di storia d’Italia:

– di quello che l’Italia (in parte) è stata e di quello che (nel suo insieme) avrebbe potuto e dovuto essere, ovvero un laboratorio di innovazione democratica e egualitaria che, a partire da una ricca proliferazione di esperienze diffuse, arriva a ripensare alla radice le istituzioni con leggi rivoluzionarie come la 180;

– di quello che purtroppo l’Italia non è stata, ovvero un organismo capace di conformarsi al modello fornito da esperimenti rivoluzionari come la riforma dell’assistenza alla malattia mentale promossa da Psichiatria Democratica;

– di quello che per fortuna l’Italia ancora è, ovvero un crogiuolo di avventure virtuose per lo più scoordinate, ma che ostinatamente resistono a una sordità sempre più cronica delle istituzioni.

Un viaggio triste per tutto quello che avrebbe potuto essere e non è stato eppure… un viaggio (inguaribilmente) della speranza.

Luca Zevi, architetto, Roma

 

Ho scorso tutto il libro…è proprio una bella cosa sia gli scritti che le foto e le vignette…un ‘opera di documentazione ciclopica…che faticaccia avrai fatto!

Marcello Lattanzi, psichiatra, Venezia

 

Psichiatria Democratica 50 anni straordinari. Cento voci a narrare di salute mentale, libertà ed eguaglianza. Emilio Lupo (a cura di) M&M Editori, 2023.  Un commento

Pietro Pellegrini[1]

Un libro davvero straordinario, già nel formato (32X24 cm) come se si trattasse di un atlante o di un album e nella grande qualità della carta, nel quale i cento autori narrano 50 anni di storie. Insieme rappresentano un movimento che esprime un comune sentire a partire da tante esperienze personali, espressioni di diversi punti di vista rilevabili più dalle qualifiche che dai testi: professionisti, psichiatri, infermieri, psicologi, educatori, sociologi, ma anche giornalisti, artisti, politici, sindaci e assessori, insegnanti, sindacalisti, giuristi, magistrati, garanti dei detenuti, vescovi. Un coro polifonico, con voci molto autorevoli anche internazionali, che ha prodotto un’opera per certi aspetti unica. Un libro che rende omaggio a chi non c’è più eppure continua ad esserci nei ricordi e negli scritti. Ad arricchire ulteriormente il volume sul lavoro svolto negli anni da Psichiatria Democratica,ci pensano le magnifiche grafiche di Riccardo Dalisi e le straordinarie vignette di Sergio Staino (a cui va il mio commosso ricordo) e Guido Silvestri (Silver).

Un libro di piacevole lettura, strutturato con gli autori collocati in ordine alfabetico, senza capitoli, paragrafi o presentazioni, lasciando quindi al lettore la possibilità di leggerlo nell’ordine preferito e di effettuare diversi collegamenti. Un libro molto ricco, pieno di concetti e di rimandi bibliografici. talora purtroppo non sempre riportati. Un testo che certamente non è possibile riassumere. Infatti, ogni contributo contiene analisi, riflessioni ed apre squarci conoscitivi interessanti, propone aneddoti e sensibilità che rendono la lettura carica di suggestioni e di emozioni, specie per chi come me ha vissuto quel periodo.

Nel complesso si può dire che ciascuno allude ad un contesto storico, sociale e politico nazionale e talora internazionale ed ogni racconto affonda le radici nella Resistenza, nella Costituzione e nel clima degli anni 60-70 del secolo scorso senza tuttavia, rinunciare all’oggi e ad accenni al futuro, all’augurio e alla speranza. Si coglie come in cinquant’anni il contesto sia molto cambiato: l’affermarsi della democrazia e dei diritti, i processi di emancipazione cresciuti non senza ostacoli, tra trame e stragi fasciste, colpi di stato mancati, terrorismo. Si coglie, seppure indirettamente, il valore di una classe dirigente, politica e tecnica che ha saputo comporre differenze ideologiche con compromessi saggi e misurati.

Un progresso, certamente non privo di squilibri e contraddizioni, accompagnato dall’idea di costruire un welfare pubblico, universale e inclusivo che si sostanzia prima nelle leggi 180 e 194 e poi nella 883/1978 come espressione di una grande stagione di riforme: dal divorzio, allo statuto dei lavoratori, alla 517/1977 sulla scuola, alle leggi sulle carceri, sulla droga, al nuovo diritto di famiglia.

Una stagione che viene via via sostituita dall’affermarsi del neoliberismo nelle forme più o meno temperate. Dagli anni 90 ad oggi sono stati ripetuti i tentativi di svuotare e privatizzare il sistema sanitario. Ciò è avvenuto nella globalizzazione e in un contesto internazionale nel quale, terminata la guerra fredda e caduto il muro di Berlino, si è dissolta l’Unione Sovietica e l’Europa è cresciuta fino a portarci ad una moneta unica. Eppure sono molte le incertezze, le contraddizioni, i rischi di guerre e di ritorno di movimenti neofascisti e neonazisti, razzisti, xenofobi,  e ostili alle diversità.

In Italia da oltre trent’anni è iniziato l’attacco alla Costituzione, al sistema dei diritti e alla legge elettorale proporzionale ed è ancora in corso. Il patto sociale che è alla base della Costituzione rischia di essere leso profondamente e irreparabilmente e con esso la democrazia, i diritti sociali e di conseguenza la salute compresa quella mentale.

In questo scenario, è quanto mai attuale un’associazione nella quale la psichiatria nel suo declinarsi come democratica, segna un punto d’incontro, ora come allora, comune anche a medicina e magistratura: la partecipazione assembleare di tutte le componenti come elemento fondamentale, di merito e di metodo, rispetto ad un’atra psichiatria, autoritaria e paternalista esercitata nei manicomi e negli OPG. Un’azione antistituzionale concreta che si traduce in un’aspirazione al cambiamento rivoluzionario nelle idee ma riformista nelle pratiche (ci sono voluti più di 20 anni per chiudere gli OP) che devono essere reali, vere, percepite e vissute dalle/con le persone. Democrazia che si sostanzia in rapporti paritari e nell’assemblea e nelle verifiche. In esse, l’interesse comune e collettivo sul quale tutti sono invitati ad esprimersi, deve partire dai bisogni di base, dalla qualità della vita, del tempo, degli spazi, relazioni, reddito, lavoro, casa.

Un movimento che così costruisce un sapere pratico, artigianale, da trasmettere in forma orale o per contatto, a fronte di cambiamenti che non possono diventare “tecnica”, ma utopie della realtà. In fondo prodotti unici, con tante declinazioni diverse a seconda delle regioni, delle province, delle singole realtà raccontate nel libro. Un modello diffuso, per molto tempo poco leggibile e confrontabile, purtroppo senza dati epidemiologici confrontabili. Si è trattato di un movimento che ha prodotto nuove forme per inventare salute e le sue istituzioni (Rotelli, 2015)[2]. La malattia messa tra parentesi, l’epochè, pone in primo piano il malato, i rapporti tra persona e mondo, la ricerca di senso, a partire da bisogni che sono comuni a tutti, identità, soggettività e capacitazione (“chi non ha non è”).

Cure e care, terapia e prendersi cura della persona nella libertà e nel consenso vengono prima del disturbo/malattia (disease), dei vissuti (illness) e del funzionamento, dei ruoli sociali (sickness) ed escludono sia forme di neoistituzionalizzazione/segregazione sia di abbandono/isolamento e solitudine.

Se questo riferimento generale ai diritti è un dato imprescindibile in ogni politica, la sfida oggi è riprendere contatto con le persone e loro disturbi, leggerli secondo un modello biopsicosociale, ambientale e culturale che si avvalga delle più aggiornate conoscenze e dei progressi terapeutici avvenuti in tutti gli ambiti. In sostanza si tratta di coniugare il meglio delle diverse pratiche e vederle nella loro reciproca interazione. L’espansione diagnostica e la tendenza a patologizzare la normalità e il disagio vanno fermate cogliendo al tempo stesso come la salute mentale sia una componente essenziale della salute che va tenuta presente in ogni persona, gruppo, condizione. Ne deriva che essa è competenza di tutti gli operatori e in fondo di ogni persona. A questo proposito, nel testo oltre alla militanza talora osteggiata, si avverte la necessità di strutturare azioni formative come Psichiatria Democratica ha promosso e le tante locandine e copertine riprodotte nel libro ne sono una testimonianza.  Una psichiatria democratica, colta, gentile capace di recuperare al meglio la clinica compresa la sua base biologica, alla luce della genetica/epigenetica e della plasticità del Sistema nervoso.

Performance, uso di sostanze, salute mentale dei giovani, nuove tecnologie, la pandemia da Covid, le guerre e i cambiamenti climatici interrogano il mondo e tutti noi rispetto ad un futuro che richiede svolte epocali. Un mondo che si avvia ad avere 10 miliardi di abitanti e un riscaldamento del pianeta senza precedenti che pone a rischio la stessa vita umana. E’ la fine dell’antropocene che potrà portare ad una nuova etica della responsabilità e della Terra? O dimenticate le lezioni delle dittature, della Shoà, delle bombe atomiche e del Covid siamo di fronte al rischio del post-umano, della distruzione della vita sul pianeta, o di un assoggettamento alle macchine, in primis l’Intelligenza Artificiale?

Mi rendo conto di essere andato oltre a quanto vi è scritto nel libro ma sono questi gli interrogativi che emergono e in sede di commento mi pareva utile esplicitarli sia per i lettori, gli studenti e specializzandi, i gli insegnanti e i docenti universitari ai quali dovrebbe essere messa a disposizione un’apposita edizione.

Un libro ricco, indispensabile per chi ha responsabilità di governo, al ministero della salute e agli amministratori Regionali e locali. Presenti in molti contributi i pazienti sono narrati e ma sembrano ancora privi di una voce propria, lo stesso i familiari.  Per il futuro è quindi importante che le loro voci si aggiungano alle cento del libro. Un ottimo lavoro in vista del centenario della nascita di Franco Basaglia, 11 marzo 2024.

Complimenti vivissimi e auguri!

 

 

Magnifico! Con la pubblicazione del libro hai fatto un lavoro preziosissimo. Finora la chiusura dei manicomi era leggenda: ora è storia.

Renato Parascandolo, giornalista e già Direttore di Rai cultura, Roma

 

 

Ottimo lavoro caro Emilio. Un grande impegno da parte tua ripagato da una pubblicazione più che pregevole. Da parte mia ho sentito la gioia dell’appartenenza a qualcosa di importante. Ne ho preso due copie per le mie figlie.

Stefano Dei, infermiere, regista e video maker, Arezzo

 

 

Grazie Emilio

Solo la tua perseveranza e la tua lungimiranza potevano portare alla realizzazione di questa “Opera Omnia” della storia di Psichiatria Democratica. Un libro straordinario così come la storia che racconta. Una testimonianza che apre il cuore e incuriosisce le menti. In una sola parola “emozionante” così come lo è fare parte della nostra associazione.

Grazie ancora, buon anno a te e a tutta Psichiatria Democratica.

Tonino Pane, psichiatra, Sorrento (Na)

 

 

Libro eccezionale!! Potrebbe diventare il Manifesto degli anni a venire, le testimonianze e i contributi rappresentano il meglio che la cultura riformista-rivoluzionaria ha saputo esprimere sul versante dei diritti sociali, pur avendo come baricentro la salute Mentale. Per quanto potrò oltre ad impegnarmi in questa direzione cercherò di diffondere la straordinaria storia di PD tra i giovani, che potranno trarre stimolo per una nuova battaglia per il miglioramento delle condizioni dei più deboli.

Vincenzo Scudiere – Arona (Novara)

 

 

Il volume “Psichiatria Democratica 50 anni straordinari” è stato curato da Emilio lupo con certosina meticolosità riuscendo a mettere insieme tutte le istanze possibili, dando spazio veramente alla pluralità delle voci: un libro autenticamente” democratico”. Il tutto avvolto dalla raffinatezza della veste tipografica dalla quale emerge la sensibilità artistica dell’editore Marotta& Marotta, a cui sicuramente va il ringraziamento di noi autori – lettori per la bellezza dell’oggetto – libro, tanto che diventa un piacere possederlo in quanto tale.

Giuseppe Palomba, psichiatra, Bari

 

 

“Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati”. Così scriveva il grande drammaturgo tedesco Bertold Brecht nella celebre “Opera da Tre Soldi”. Ecco la scelta di Psichiatria Democratica in questi cinquant’anni raccontati con grande cura e dedizione da Emilio Lupo, in un elegante volume dove cento voci narrano, straordinariamente, di Salute Mentale, di libertà ed uguaglianza. Cinquant’anni di vita, di lotta, di lavoro e di passione civile: schierati dalla parte di chi era stato per decenni, per secoli messo in un angolo buio; l’angolo dell’emarginazione, La storia di Psichiatria Democratica è una storia di Amicizia, cementata dalla passione per la vita degli ultimi: un urlo contro le sofferenze del mondo, di chi è diverso, scartato, umiliato.

Abbiamo discusso e anche litigato, ma alla fine ci siamo sempre abbracciati.

Abbiamo messo in gioco le nostre vite e le nostre intelligenze perché abbiamo creduto nel cambiamento di un mondo (quello dei matti e non solo) che tutti ritenevano immutabile.  Abbiamo costruito con fatica alleanze, fatto mediazioni, ma anche ribaltato scrivanie contro stupidi burocrati e miopi politici.

Abbiamo accolte e respinte, ascoltate e rifiutate le idee più varie, le soluzioni più impensabili con creatività e realismo, agendo dentro le contraddizioni, ma sempre tenendo vive nei nostri occhi e nel nostro cuore le persone in carne ed ossa, con il loro carico di sofferenza di cui potersi liberare.

Ora abbiamo il dovere di trasmettere l’enorme patrimonio teorico-pratico accumulato in cinquant’anni straordinari (lo splendido volume pubblicato ne è la viva testimonianza) senza trionfalismi, ma nella consapevolezza che può essere utile a tutti, vecchi e giovani, per continuare a credere nell’utopia.

Dice Eduardo Galeano:” Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”.

Rocco Canosa, già Presidente Nazionale di Psichiatria Democratica, Firenze.

 

Della esclusione da quel contesto sociale che, anno dopo anno, diveniva sempre più “contesto produttivo” e non di Comunità, contesto che non tollerava l’eccezione, la diversità, l’essere in qualche modo “fuori dal coro”. Ed ecco dunque dispiegarsi, in questo fantastico mezzo secolo, l’impegno per i diritti dei matti e poi per i senza dimora, per i migranti, per donne ed uomini timbrati come “diversi”, per tutti quelli che una società senza pietà e senza solidarietà poneva al di fuori dei circuiti della loro vita sociale. Le armi di questa lotta? Un impegno senza risparmio per costruire una Salute Mentale di comunità, ed il farsi carico attivamente e sul campo, quotidianamente, per fare prevalere la speranza in una giustizia sociale che non ha mai voluto dire omologazione, appiattimento, dipendenza. Tutte parole d’ordine che gridavano alla libertà, all’indipendenza, all’affermazione di una vita piena della stessa dignità riservata ai così detti “normali”. In un tempo come quello di oggi in cui si usa il concetto distorto (perché inappropriato) di normalità statistica per rilanciare subdolamente lo stigma, la segregazione, il presunto primato di razze o generi, risuonano ancora forti le parole di Franco Basaglia: “Visto da vicino, nessuno è normale…”. Lunga vita a Psichiatria Democratica! Noi saremo sempre dalla parte del torto.

Mario Tolvo – Sociologo – Napoli

 

 

La storia di Psichiatria Democratica è una storia di Amicizia, cementata dalla passione per la vita degli ultimi: un urlo contro le sofferenze del mondo, di chi è diverso, scartato, umiliato.

Abbiamo discusso e anche litigato, ma alla fine ci siamo sempre abbracciati.

Abbiamo messo in gioco le nostre vite e le nostre intelligenze perché abbiamo creduto nel cambiamento di un mondo (quello dei matti e non solo) che tutti ritenevano immutabile.  Abbiamo costruito con fatica alleanze, fatto mediazioni, ma anche ribaltato scrivanie contro stupidi burocrati e miopi politici.

Abbiamo accolte e respinte, ascoltate e rifiutate le idee più varie, le soluzioni più impensabili con creatività e realismo, agendo dentro le contraddizioni, ma sempre tenendo vive nei nostri occhi e nel nostro cuore le persone in carne ed ossa, con il loro carico di sofferenza di cui potersi liberare.

Ora abbiamo il dovere di trasmettere l’enorme patrimonio teorico-pratico accumulato in cinquant’anni straordinari (lo splendido volume pubblicato ne è la viva testimonianza) senza trionfalismi, ma nella consapevolezza che può essere utile a tutti, vecchi e giovani, per continuare a credere nell’utopia.

Dice Eduardo Galeano:” Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”.

Rocco Canosa, già Presidente Nazionale di Psichiatria Democratica, Firenze.

 

 

Il libro sui cinquantanni di Psichiatria Democratica è un bel libro. La  lettura delle varie  testimonianze e iniziative intraprese, trasmettono l’importanza dei valori: la forza delle idee, il coraggio delle scelte, l’impegno quotidiano e costante, costituiscono un esempio di “rivolta” contro i luoghi comuni, il conformismo e l’indifferenza di una parte della società. L’attività di psichiatria democratica è la pratica dimostrazione del fare e della possibilità di cambiamento nel rispetto delle persone, con tutte le loro fragilità, debolezze, con tutta lo loro carica di umanità. E’ un libro che aiuta a capire, a riflettere, a pensare, non  solo a noi stessi, ma a guardarci intorno.  Ricordandoci che siamo tutti parte di un universo che si chiama “umanità”.

Grazie Emilio e a tutti gli amici di Psichiatria Democratica.

 

Roberto De Fusco – Avvocato – Napoli

 

 

Avere tra le mani il volume “Psichiatria Democratica 50 anni straordinari” è un’emozione impagabile. Scorro  pagine bellissime, immagini suggestive di un percorso condiviso con tante e tanti (operatori, artisti, politici, magistrati, intellettuali) che hanno scelto di trovarsi dalla parte delle persone con meno diritti, per aiutarle a rendersi protagoniste della loro vita. Ho pensato che i più giovani non hanno avuto, come me, la fortuna di incontrare fin da prima del 1973, molti dei fondatori dell’avventura rappresentata da Psichiatria Democratica. Io ho avuto l’invidiabile opportunità di conoscerli, di frequentarli e lavorare insieme ad alcuni di loro (Agostino Pirella, Franca Ongaro) oltre che di collaborare direttamente per molti anni con Domenico Casagrande. Psichiatria Democratica è stata una scuola scientifica e di vita, e soprattutto un gruppo di persone con gli stessi obiettivi e gli stessi valori, con lo stesso entusiasmo per realizzare  cambiamenti che sembravano impossibili.

Si è trattato di un coraggiosa avventura scientifica, politica, e soprattutto umana davvero straordinaria.

La mia generazione è quella che ha avuto nel ’68  non solo la volontà ma addirittura l’opportunità di abbattere i muri che collocavano il sapere ed il potere lontani da ogni verifica, annullando le persone che vivevano sulla loro pelle le contraddizioni sociali nei carceri, nei manicomi, ma anche in istituzioni  come la scuola, la famiglia, i codici che decretavano quali dovessero essere i rapporti tra i sessi.

Oggi si ergono nuovi muri, che separano i normali e gli anormali, i bianchi benestanti e i migranti poveri grazie a chi sulla paura fonda il proprio consenso.

L’abbattimento dei muri non significa “abbandonare” i più fragili in un mondo feroce con i deboli ma modificare anche il mondo perché sia capace di arricchirsi delle nuove risorse portate anche da chi non è particolarmente “efficiente”.

Il volume così porta le testimonianze di chi si è speso e continua a farlo perché le parole “salute mentale di comunità” non siano un vuoto slogan, perché gli anniversari non siano momenti di rimpianto auto celebrativo ma piuttosto aiutino a formulare proposte concrete e realizzabili per migliorare la società.

Il lavoro sociosanitario, politico e culturale è consistito nell’offrire l’opportunità a chi veniva liberato di trovare una casa, un lavoro, di esprimersi, di stabilire o ristabilire relazioni affettive, e alla comunità di arricchirsi di nuove opportunità, derivanti dall’incontro con persone “diverse”, in quanto tali in grado di proporre anche provocatoriamente una “nuova cultura”. Ai “tecnici” spetta il compito di “accompagnare” i singoli e la comunità nel cambiamento, anche sperimentando il più possibile come acquisire nuove e migliori risorse.

Grazie a Emilio Lupo che ha raccolto storie che hanno posto all’avanguardia nel mondo il nostro Paese nel campo della salute mentale e non solo (dei diritti in generale).

 

Guido Pullia, psichiatra, Venezia

 

 

[1] Direttore Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche Ausl di Parma

[2] Rotelli F. L’istituzione inventata. Almanacco Trieste 1971-2010, Alpha & Beta Verlag, 2015

A 100 anni dalla nascita di Basaglia, la psichiatria italiana è ancora piena di contraddizioni

Articolo del presidente Antonello d’Elia su quotidianosanità.

Link all’articolo qui

 

Sanità pubblica, prima azione – Bari, 5 marzo 2024

A San Cesario di Lecce performance in onore di Franco Basaglia (nel centenario della nascita) a cura del collettivo Malebolge

Domenica 10 marzo 2016, alle ore 18,30, presso la Cappella Palatina del Palazzo Ducale di San Cesario di Lecce, il collettivo Malebolge mette in scena una performance dedicata a Franco Basaglia di cui proprio in quei giorni ricorre il centesimo anniversario dalla nascita.

Lo spettacolo, dal titolo provocatorio “Reparto 73016” (dal codice di avviamento postale del Comune di San Cesario), è ideato e curato da Pierluigi Scardino su testi del grande psichiatra veneto e vedrà la partecipazione dell’attore Salvatore Bellanova, di Maria Manno e Luisella Micella.

“L’individuo, prima di fare i conti con la propria individualità, deve fare i conti con il potere – ha scritto Pierluigi Scardino. Un atto intimo è un atto di libertà, in ogni sua forma ed espressione, e la libertà sappiamo essere ostile ad ogni forma di potere, che si ingegna a vendere e a donare alla massa surrogati di trasgressione per dare ad essa un sentore di libertà. La parola del folle è una parola che rifiuta la dialettica del riconoscimento in cui noi tutti siamo, essa si pone al di là del potere, che non riuscendo nel tentativo di instaurare un dialogo di “allineamento” con il folle, adopera l’unico strumento che lo contraddistingue: la forza e la costrizione.
Agostino d’Ippona, già nel IV secolo d.c., descrive il «sistema di comunicazione» come il gioco degli scacchi, dove le regole sono valide solo all’interno della scacchiera, ma aggiunge anche che questi non sono tutti i giochi. Wittgenstein, molti secoli più avanti, aggiunge che «l’insegnamento del linguaggio non è spiegazione, ma addestramento».
L’intento di questo progetto è di rovesciare le regole di “normalità” ed “anormalità”, perché, come diceva sempre il professor Basaglia, «visto da vicino nessuno è normale»”.

Lo spettacolo ha il patrocinio del Comune di San Cesario di Lecce, di Psichiatria Democratica, dell’associazione Congerie, di Manni Editori, del Festival dell’Arte Nomadica e di Erasmus Theatre.

Psichiatria Democratica per la scomparsa di Sergio Staino

Sergio Staino è vivo e lotta insieme a noi…..!

Di Emilio Lupo

 

Caro Sergio, no, no, no: nun ce l’aviva fa’ (non ce lo dovevi fare!). Così, a tradimento, sì a tradimento che dal napoletano non si traduce in maniera letterale di inganno, piuttosto tende a rimarcare che quanto accaduto ha prodotto nell’altro meraviglia, sgomento e al contempo incredulità perché assolutamente inaspettato, in quanto agito da persona alla quale si vuole bene. E per Psichiatria Democratica, questa grande famiglia allargata, laica e testarda che come te ha fatto una scelta di campo chiara e netta per una società giusta e di eguali, di bene te ne ha voluto sin dal primo appuntamento, quando nel 1999 mi inviasti la vignetta “numero uno”, nella quale tua moglie Bruna (che abbracciamo forte insieme a Ilaria e Michele) ti offriva “ ’O core ” a un banchetto del nostro Congresso nazionale di Vico Equense.

E poi, per venticinque anni con grande attenzione e tantissima sensibilità, calore e affetto hai seguito e sostenuto tutte le nostre battaglie attraverso i tuoi segni inequivocabili e netti, perché si realizzassero Servizi di Salute Mentale territoriali in grado di soddisfare i bisogni dei pazienti, contro i manicomi civili e giudiziari e l’elettroshock e perché si dessero risposte giuste ai bisogni degli immigrati e dei senza dimora. E tutte le compagne ed i compagni di Psichiatria Democratica (che da ieri mi scrivono o telefonano dopo aver appreso la notizia della tua partenza) e che hanno avuto il piacere di  conoscerti di persona durante i nostri incontri a cui partecipavi con Bruna, (ricordiamo tutti la vostra presenza agli eventi di Roma, Napoli, Caltagirone e Torino), oggi insieme alle lacrime di dolore, fanno ‘o pizzo a riso (e come te lo traduco questo ?) si regalano un sorriso a mezza bocca mentre guardano i tuoi disegni sul nostro sito o i poster che campeggiano nelle nostre case o perché ricordano le ore trascorse insieme, a dibattere dei massimi sistemi o ad ascoltare le tue straordinarie storie e gli aneddoti più gustosi, raccontati in maniera magistrale, davanti ad una pizza e a un buon bicchiere di vino, fino a tarda sera. E in questi venticinque anni di amicizia ci hanno affascinato le tue battaglie sempre controcorrente, da uomo libero che usava la matita per difendere i diritti e  la libertà di ciascuno e di tutti e l’ironia come grimaldello per fare breccia nelle stanze del potere e costruire alleanze per sbaragliare i nemici del popolo.

No, nun ce l’aviva fa’, a tradimento, Sergio, mò che festeggiavamo da un lato le nozze d’argento tra te e noi di Psichiatria Democratica e, allo stesso tempo, ci facevi giungere, attraverso tuo figlio Michele, le vignette che avevi  realizzato per noi in occasione del cinquantenario dalla nascita  dell’Associazione fondata da Franco Basaglia e altri nel 1973!.

A tradimento ci hai lasciati, dopo averci illusi perché solo lunedì scorso ti avevamo sentito al telefono quando a Paolo Handel avevi detto di passarti la cornetta.

A tradimento Sergio, perché mi volevi salutare….?!

E ora come facciamo tutti?

Lo capiremo presto, perché le persone a cui si vuole bene trovano sempre il modo di fare battere il cuore.

Un abbraccio grande e forte da tutta Psichiatria Democratica per la quale continuerai a vivere ogni giorno.

Ciao carissimo Sergio. Ciao. Ciao.

Comunque nun ce l’aviva fa’!

Emilio

Che cos’è la psicologia? Infanzia, adolescenza ed età adulta. Quale cura?

https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=115945&fbclid=IwAR1iUeY2p9ePDEU3q3QYjywmCpzSvVOvlu1E-0PawNBaJf03hk9OXoPC_NU

Una Rems ad Arezzo, il Centro Basaglia: “Non è questa la soluzione”

La legge 180 ha 45 anni (Antonello D’Elia)

Non è un anniversario qualsiasi questo dei 45 anni dall’approvazione della legge 180. Oggi non è concesso far ricorso a quel tanto di retorica che accompagna sempre le celebrazioni: la recente morte della dottoressa Barbara Capovani a Pisa e il clima diffuso di allarme che ne è derivato stanno dando uno impulso a tutti coloro che auspicano una revisione legislativa. È possibile che si crei una saldatura tra una psichiatria istituzionale e accademica di stampo medico e organicista e alcuni dei partiti che compongono l’attuale coalizione di governo, che del tema della sicurezza hanno da sempre fatto il loro cavallo di battaglia: l’equazione follia-violenza ripropone, alla ricerca di consensi e conferme, soluzioni reclusive, repressive, pretestuosamente preventive. Con buona pace delle evidenze, per altri versi citate e invocate. Non tutta la psichiatria è su queste posizioni così schierate ma la confusione è grande. Il tema su cui tutti concordano è quello delle risorse umane, dell’impoverimento numerico che ha trasformato le reti territoriali in scarni avamposti in cui pochi operatori in affanno si trovano a contrastare una pressione della domanda che è diventata ingestibile. E, come sappiamo, la domanda non è solo di trattamento ma anche di contenimento sociale, di controllo, di segregazione e proviene da istituzioni locali e statali, organi di polizia, magistratura. Bene ha detto chi ha identificato in questa dimensione sociale, ovvero non medica, tuttalpiù sanitaria, il terreno su cui è indispensabile intervenire. Non per rivedere una legge che nulla dice direttamente a proposito degli autori di reato con problematiche psichiatriche, palesi o occulte, ma per trovare soluzioni a quel processo avviato con la chiusura degli OPG e impantanatosi nel pasticcio delle REMS con misure di sicurezza preventive, sospese, mancate o mal poste in essere. Psichiatria e Giustizia, dunque. È lì lo snodo che dovranno affrontare gli psichiatri non accecati da un miope riscatto antibasagliano e i magistrati, costretti a un imbarazzante ruolo di smistamento di persone che hanno commesso crimini di varia entità e che, per il solo fatto di avere ricevuto una diagnosi psichiatrica, vagano in una zona grigia in cui né il carcere né i ricoveri in psichiatria appaiono adatti tanto a trattare che a reprimere. Ad essi ovviamente si deve affiancare la politica, quella interessata ad affrontare i problemi e non solo a ricavarne, opportunisticamente, effimeri consensi. D’altra parte è questa la via da sempre battuta e concretamente sostenuta da Psichiatria Democratica, valga su tutti la promozione dei Protocolli Operativi per l’attuazione della Misure di Sicurezza che, pur se licenziati dal CSM, se non accompagnati da un processo di formazione, messa alla prova, accumulo e confronto di esperienze e verifica nell’approccio ai singoli casi, non potrà mai produrre nessuno dei risultati sperati. Sopra tutto poi l’urgenza di rivedere per legge gli articoli 88 e 89 del Codice Penale e affrontare finalmente la questione dell’imputabilità. Come si vede, la psichiatria o è sociale o non è, come andiamo sostenendo non da ieri e non solo noi.

Per coloro che sembrano appassionati dall’idea di riformare la riforma del 1978 a causa di nuove patologie che si sarebbero palesate negli ultimi decenni proporrei di mettere al centro un quesito cruciale: i Dipartimenti di Salute Mentale sono in grado di CURARE? Di mettere al centro della loro azione la sofferenza umana che ha cambiato linguaggi e contesti di espressione ma che non è mutata più di tanto? Hanno cioè consapevolezza che la “cura” in salute mentale è il risultato di azioni complesse, un “bene comune”, esito di processi che risultano nel “prendersi cura” che non può esaurirsi in atti di somministrazione di farmaci o di psicoterapie, figuriamoci poi nell’assicurare un posto letto di comunità o di ospedale a cui, nel caso, tenere legata una persona? Curare vuol dire sapere usare i farmaci in modo oculato e sapiente, tenendo conto del bilanciamento tra effetti desiderati e indesiderati e dell’esperienza di chi quei farmaci assume. Significa avere fiducia nella parola di chi soffre, costruire relazioni improntate al rispetto perché solo attraverso quello possono agire gli atti terapeutici messi in atto. Vuol dire, ancora, contrastare quelle relazioni che trasformano una persona in un oggetto, dal livello sociale del riconoscimento dei suoi diritti a quello relazionale delle fragilità identitarie che si inseriscono nelle storie familiari e affiorano nelle pieghe oscure della mente individuale. Vuol dire negoziare e non imporre, trovare vie mediane per sollevare chi soffre dalla chiusura in se stesso, principale sintomo di sofferenza mentale. Ma tutto questo non basta né può essere competenza di medici, psicologi e infermieri. Altre figure professionali, altri specialismi, altri soggetti del sociale sono in causa. È necessario assicurare e supportare un abitare degno, un lavoro vero e decoroso, fonte di sostegno non solo materiale per tutti e non solo per i pazienti; valorizzare le competenze e non concentrarsi sulle defettualità; avere presa su tutte quelle determinanti sociali dell’esistenza che in apparenza non hanno a che fare con la salute ma che invece la condizionano e determinano; avere sempre presenti i contesti, le comunità come risorsa cruciale; supportare la socialità, lo scambio relazionale, materiale e simbolico. Per far questo sono necessarie politiche sanitarie e socio-asssitenziali a cui amministratori e decisori istituzionali e  politici non possono sottrarsi se non per un’ipocrita delega ad operatori sempre più soli anch’essi.

Non sono questioni da poco perché chiamano in causa anche chi e come insegnare a curare.

In un’epoca in cui farsi carico, dubitare, prendersi dei rischi, criticare, sono verbi messi al bando, la trasmissione di un’eredità fatta di pratiche e teorie della cura derivate da quella legge approvata il 13 maggio del 1978 è più che mai viva e necessaria.