A Imola il secondo incontro sul Piano Nazionale di Azione sulla Salute Mentale

BASTA PAROLE! – SERVONO ACCOGLIENZA, SERVIZI e DIRITTI

La Sezione Imolese di Psichiatria Democratica organizza a Imola il secondo Incontro Pubblico sul Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025/2030 proposto dal Governo.

L’evento, inserito nel programma di “FieraMente”, darà seguito alle riflessioni nate nel precedente incontro, tenutosi a fine agosto scorso che aveva evidenziato le tante ombre del Piano Nazionale 2025/2030: mancanza di finanziamenti, logica securitaria e individualistica, ecc.

Sarà inoltre l’occasione per presentare il progetto del LIMI (Laboratorio sulle Istituzioni Manicomiali Imolesi) che sarà aperto nel 2026 negli ex padiglioni dell’Osservanza.

 

Interverranno:

(in collegamento on line da Napoli)

– Emilio Lupo, Psichiatra e Responsabile Nazionale dell’Organizzazione di Psichiatria Democratica

– Salvatore Di Fede, Medico Psicoterapeuta e Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica

(in presenza)

– Alba Natali, Psichiatra e Direttrice del Dipartimento di Salute Mentale di Imola

– Elisa Spada, Vicesindaca di Imola

 

L’Incontro Pubblico si terrà SABATO 11 ottobre 2025 alle ore 15.00 presso la Sala AVIS di Imola in Piazzale Giovanni Dalle Bande Nere 11, all’interno della Casa della Comunità (ex Complesso Lolli)- 1° piano del Padiglione 6.

 

Per partecipare basterà collegarsi da tutta Italia a:

bastaparole.vado.li

Piano di Azione Nazionale sulla Salute Mentale 2025-2030: Libro dei sogni, strumento operativo o proposta di discussione?

La presentazione del “Piano di Azione Nazionale sulla Salute Mentale 2025-2030” fornisce un documento complesso, da analizzare approfonditamente, nei suoi aspetti positivi e nelle sue contraddizioni.

Si propone come “un documento sintetico, agile ed incisivo per la promozione, prevenzione e sviluppo di azioni a favore del miglioramento e del trattamento della salute mentale e del benessere psicologico della nostra società. Un documento strategico ed operativo il cui scopo è promuovere e stimolare interventi appropriati ed efficaci a favore della salute mentale che dovranno essere recepiti e messi in atto dalle Regioni, titolari dell’organizzazione sanitaria”.

L’articolato testo non sembra tuttavia rispondere adeguatamente a questi obbiettivi: per es. vengono evidenziate le carenze strutturali che hanno impedito in tutte le regioni una uniforme e omogenea realizzazione di un approccio bio-psico-sociale alla salute mentale ma non vengono approfondite le cause di questa mancata realizzazione se non con un riferimento generico alle competenze regionali derivanti dall’autonomia loro conferita dal Titolo V; non vi è nessuna considerazione sulle carenze di personale denunciate in tutte le sedi e da parte di tutti gli stakeholders interessati né vi sono indicazioni dei possibili interventi a correzione.

Il modello bio-psico-sociale viene riproposto con dovizia di particolari descrittivi/operativi, con enfasi sui descrittori riferibili alla EBM ma non si dice se la situazione attuale sia riferibile a carenze del “task-shifting e del task-sharing” assunti come determinanti “al fine di garantire efficacia ed appropriatezza di intervento, diagnostico e terapeutico”; vi è in tutto il testo una reiterato richiamo alla EBM ma non altrettanta enfasi è posta sule altre pre-condizioni per uscire dall’astrattezza e realizzare una vera salute mentale di comunità: le scelte etiche e le esperienze reali.

L’oscillazione dalle stelle alle stalle appare evidente anche da questo che è solo un piccolo esempio dell’approccio complessivo del Piano.

Altre tematiche potrebbero essere evidenziate (come già hanno fatto i colleghi – Angelozzi, Pellegrini, Mezzina, Pingitore e altri –  per es. sulle pagine di Quotidiano Sanità che anche in questa occasione si offre come tribuna aperta al dibattito) di un analogo approccio alle problematiche della salute mentale affrontate nel Piano.

Si sconta probabilmente il contributo del nuovo Tavolo istituito nel 2023 dal ministro Schillaci che ha messo in mano le sorti dei servizi e delle politiche a un gruppo di lavoro che si è caratterizzato per la preponderante componente professionale e accademica (Mezzina, 2025) senza considerare i contributi possibili derivati dalla recente “2°conferenza nazionale autogestita per la salute mentale 2024” o dalla istituzionale conferenza nazionale ministeriale del giugno 2022 che avevano registrato la partecipazione di operatori, associazioni di familiari e utenti oltre che del terzo settore e del volontariato, di tutto quel mondo che rappresenta la dimensione “sociale” dell’intervento.

Un dibattito reale con chi sta sul campo va stimolato sempre e reso fecondo partendo dalle esperienze territoriali importanti che si sono sviluppate in tutto il Paese, puntando maggiormente ed in maniera convinta  – destinando a ciò risorse adeguate – su piani regionali e nazionali di inserimento lavorativo e su nuove forme dell’abitare, strada maestra per realizzare una sempre maggiore inclusione sociale.

Sono questi per Psichiatria Democratica gli obiettivi da perseguire se non si vorrà sprecare l’occasione del PANSM trasformandolo da “libro dei sogni” in reale strumento operativo sulla cui realizzazione chiamare ad esprimersi tutti i soggetti coinvolti, Stato, Regioni, Operatori, associazioni e terzo settore. Tanto più che la sua realizzazione viene esplicitamente condizionata dai “…limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica” . Ovvero senza ulteriore investimento per una salute mentale già sottofinanziata rispetto agli impegni presi in passato.

 

28 luglio 2025

Psichiatria Democratica è molto critica verso la proposta della Commissione mista del CSM sulle REMS

Psichiatria Democratica, è molto critica verso la proposta della Commissione mista del CSM sulle REMS. Quanto avanzato si orienta nel merito verso una soluzione dettata dalla esclusione mentre nel metodo non è previsto alcun confronto con i DSM e con tutte quelle realtà associative che – con competenza e tenacia – hanno svolto in passato un ruolo decisivo di denuncia delle condizioni delle persone ristrette negli OOPPGG e formulato proposte per l’approvazione della legge 81/2014. Pur raccogliendo l’auspicio del CSM a “favorire la ripartenza di una riflessione comune sui problemi della sorveglianza e dell’esecuzione penale in generale”, ci stupisce come in un documento così esteso non vi sia nemmeno un accenno di valutazione degli strumenti che avrebbero dovuto essere attivati, nell’ambito della più volte richiamata “leale collaborazione”, primi fra tutti i Protocolli Operativi (vincolanti) tra Amministrazioni della Giustizia e Amministrazioni della Sanità. Per quanto sappiamo in molte realtà sono stati adottati ma non abbiamo dati sul loro funzionamento né sui risultati conseguiti.

Rimediare alla lista di attesa, che impedirebbe la custodia e la cura dei ‘folli rei’, con un aumento dei Posti Letto REMS non va a intaccare una delle cause del fenomeno che è l’abuso, difensivo, della misura prevista per legge come ‘residuale’. A questo si aggiunge il ricorso alle REMS per le persone in attesa di giudizio definitivo (i cosiddetti ‘provvisori’), sottraendo in tal modo posti di cura a chi ha già una patologia riconosciuta.

Molto si dice nelle conclusioni, tranne che dar voce ai Servizi territoriali della Salute Mentale, al mondo dell’associazionismo e agli stakeholders del settore.  Neppure si è tenuto conto di quanto evidenziato dal Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che aveva già descritto lo stato dell’arte delle REMS nella Relazione al Parlamento 2022. Lo scenario proposto per risolvere il problema dei «folli rei» si associa a una visione anacronistica e ideologica, di fatto istituzionalizzante. La proposta di aumentare il numero delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza sposta ancora una volta il problema dalla presa in carico al posto letto, così come avveniva per i manicomi. Non si tratta di luoghi e contesti di cura, ma di interpretazione e corretta applicazione della Legge 81/2014. Senza un potenziamento reale e concreto dei Servizi ci si troverà a riproporre, a breve, la necessità di trovare nuove situazioni residenziali a prova di pericolosità sociale, il che richiederà un ulteriore bisogno di strutture che dispongano di posti dove ricoverare. A questa esigenza sono già pronte le case di cura psichiatriche accreditate, luoghi per presunti trattamenti territoriali intensivi, gestiti solo formalmente dai Dipartimenti di Salute Mentale. Psichiatria Democratica auspica un bilanciamento tra saperi e opinioni che pare mancare quando ci si limita ad invocare “una filiera cosiddetta  virtuosa volta ad individuare con appropriatezza il trattamento da riservare al folle reo”. In conclusione ed in assenza di un’analisi contestuale del funzionamento delle Residenze e del sistema territoriale di riferimento aziendale e regionale, queste soluzioni istituzionali non faranno che accentuare la già avvertibile “separazione” delle REMS dall’operatività dei DSM a scapito del principio di territorialità – l’ unico che può assicurare la riuscita del Progetto Terapeutico Individuale di cui l’invio in REMS è una tappa – e trasformare il ricovero in “extrema ratio”. La gestione separata traspare anche dalla rinuncia dei vincitori di concorso a svolgere l’attività clinica presso le REMS; tale distanza si accentuerà ancora di più sollecitando l’intervento del Legislatore a riconoscere al Ministero della giustizia la gestione delle REMS in “leale cooperazione con le restanti figure istituzionali”. Un preoccupante ritorno al passato.

Questi nostri succinti rilievi critici trovano conforto anche in documenti recenti di autorevoli autori come A. Calcaterra, B. Secchi e P. Pellegrini, che nei loro contributi, recentemente pubblicati su Sistema Penale (www.sistemapenale.it ), analizzano nel dettaglio il documento della Commissione, avanzando proposte che ben si accordano nello spirito, con quelle di  Psichiatria Democratica e che ci permettiamo di riproporre:

Proposte operative:

–        Attivare Protocolli Operativi Vincolanti in ciascuna Regione tra le Amministrazioni della Giustizia e della Sanità;

–        Evitare l’invio in REMS delle persone con misure di sicurezza provvisorie, ossia in attesa del definitivo passaggio in giudicato;

–        Richiedere perizie in cui sia precisata la proposta clinica da parte del Dipartimento di Salute Mentale alternativa alla misura di sicurezza in REMS;

–        Promozione di una formazione continua e diffusa condivisa rispetto l’epistemologia della scienza giuridica e sanitaria con corsi di accreditamento congiunti tra Magistratura e Psichiatria;

–        Evitare l’interruzione dei progetti clinici residenziali già attivati per gli autori di reato in attesa di REMS, alla stregua di “licenze finali di esperimento”;

–        Implementare risorse umane e tecnico strumentali nei DSM per l’area forense.

 

Lì, 12 febbraio 2025

Consegnato al Sindaco ed al Presidente del C.C. di Bari Il volume che racconta e testimonia i 50 anni di Psichiatria Democratica

Questa mattina, presso il Comune di Bari, alcuni componenti del gruppo pugliese di Psichiatria Democratica hanno incontrato il Sindaco Antonio Decaro e il Presidente del Consiglio Comunale, Michelangelo Cavone – sempre attenti e sensibili alle tematiche della Salute Mentale – ai quali hanno fatto dono del volume “Psichiatria democratica 50 anni straordinari – Cento voci a narrare di salute mentale, libertà ed eguaglianza”, edito da Marotta & Marotta.

Le Autorità, alle quali è stato brevemente illustrato il contenuto del libro – riccamente corredato dalle grafiche di Sergio Staino, Guido Silvestri (Silver) e Riccardo Dalisi – che ospita riflessioni e commenti sia di operatori della psichiatria, italiani e stranieri, che di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, della chiesa, dell’informazione e delle professioni, si sono dette disponibili a presentare il volume, presso una sede cittadina, nei primi mesi del prossimo anno.

Bari, 28 dicembre 2023

Psichiatria democratica, cinquant’anni straordinari

Presentato a Roma, al Palazzo delle Esposizioni il volume: “Psichiatria Democratica, cinquant’anni straordinari”, curato da Emilio Lupo.

Psichiatria Democratica (PD) ha celebrato i suoi cinquant’anni di vita e di attività presentando, martedì 28 novembre alle ore 18,00, in un affollato incontro che si è svolto negli accoglienti locali della libreria del Palazzo delle Esposizioni in Roma, un corposo volume, curato dal dott. Emilio Lupo per i tipi dell’Editore Marotta & Marotta (Napoli). Nel volume sono ospitati  cento contributi di operatori della Salute Mentale italiani e stranieri e di quella parte della Società civile che ha condiviso e sostenuto, lungo i decenni, le battaglie portate avanti dall’Associazione. Il volume, dal titolo “Psichiatria Democratica, cinquant’anni straordinari” contiene documentazione storica e contemporanea ed è riccamente corredato da grafiche di Sergio Staino, Guido Silvestri, Riccardo Dalisi e Luca Dalisi.

La serata è stata introdotta dall’omaggio del volume a Franco Basaglia, filmaker, nipote del più noto tra i fondatori di Psichiatria Democratica, un gesto affettuoso e simbolico che ha rappresentato la continuità di un pensiero e di un’idea che attraversa le generazioni. Antonello D’Elia, Presidente di Psichiatria Democratica, ha ricordato le principali battaglie portate avanti da PD nel Paese in questi anni ed il ruolo che l’Associazione ha svolto per contrastare ogni forma di custodia e di privazione dei diritti delle persone con problemi psichiatrici e di come, oggi, che sono sempre più evidenti gli attacchi al sistema sanitario pubblico, forte e determinato deve essere il ruolo che Psichiatria Democratica deve svolgere in tutte le realtà regionali, a difesa della universalità e della equità delle cure. Subito dopo ci sono stati i saluti portati dal padrone di casa, il dottor Marco Delogu, Presidente del prestigioso Palaexpo, che si è soffermato sulle sue esperienze giovani di volontario presso strutture pubbliche di riabilitazione per gli adolescenti con problemi psicologico-psichiatrici e sulla sua attenzione negli anni per le iniziative portate avanti da PD. Ha quindi preso la parola il dott. Emilio Lupo, Responsabile dell’Organizzazione di Psichiatria Democratica e curatore del volume, tracciando dapprima  a grandi linee, la storia “straordinaria” del movimento di PD, a partire dal lavoro teorico ed operativo portato avanti con caparbietà dai padri fondatori che ha portato a sostituire un decrepito modello psichiatrico capace solo di sorvegliare e punire con una idea di presa in carico della sofferenza psichica.

Questo lavoro capillare e testardo, ha aperto la strada a un cambiamento profondo del rapporto tra le persone, non lasciando indietro coloro che fanno maggior fatica a trovare un proprio spazio in famiglia, nella comunità, nel mondo del lavoro. Cinquant’anni di impegno, di apertura piena alla società, spesi sempre al servizio dei diritti delle persone, della promozione della salute mentale e della difesa di un sistema di cure ad accesso gratuito ed universale, della valorizzazione delle risorse personali e comunitarie. L’altro valore aggiunto e identitario, ha sottolineato Lupo, è stato quello di fare sì che gli Operatori impegnati a costruire una salute mentale di comunità – che nel corso degli anni si sono riconosciuti in Psichiatria Democratica – hanno promosso e favorito grandi alleanze con quella parte della società civile più attenta e sensibile ai temi di diritti.

Questa scelta di linea ha consentito di ricevere sostegno tangibile dall’opinione pubblica durante le battaglie più dure e difficili, a partire da quella per la chiusura dei Manicomi (primo Paese al mondo!), per l’attivazione dei Servizi territoriali di Salute Mentale, delle case –famiglia, e, non ultimo, per la creazione di cooperative di lavoro di utenti in grado di garantire nuovo protagonismo e indipendenza economica dando gambe e concretezza a quegli articoli della nostra Costituzione repubblicana in materia di salute e di eguaglianza. A testimonianza della bontà di questo percorso e di queste scelte i contributi che compaiono nel volume sono giunti da parte di donne e uomini della cultura e dello spettacolo, dell’informazione e della Chiesa, delle professioni, delle Istituzioni, della politica e della ricerca che si sono uniti a quelli del mondo della salute mentale. Ha quindi preso la parola il giornalista Roberto Monteforte che ha sottolineato come l’incontro per la pubblicazione del volume fosse oltremodo opportuno ed urgente, in tempi così bui, per riprendere il cammino comune da parte di tutte le realtà progressiste, garantire e tutelare i diritti delle persone in difficoltà ( pazienti psichiatrici, immigrati, donne maltrattate, anziani soli, poveri etc.).  È stata poi la volta di Mauro Palma, garante Nazionale dei diritti delle persone private delle libertà personali, che ha messo in luce come le prassi di esclusione siano diventate una consuetudine in molti ambiti del sociale, a partire dalle carceri, alle REMS, a tutti i luoghi di gestione, spesso reclusiva delle persone migranti. Su questa stessa linea a nome degli operatori della salute mentale che con questi temi si confrontano ogni giorno si è pronunciata Giusy Gabriele, del direttivo nazionale. A contribuire alla serata ci sono stati anche i contributi di Cinzia Lo Fazio, produttrice di un toccante documentario sul manicomio dei bambini, Giulia Bettini, psicoterapeuta e formatrice che ha chiamato in causa il tema della trasmissione dei valori e della storia ai più giovani, Elena Milano, presidente della Consulta Cittadina di Roma per la Salute Mentale e storica esponente dell’associazionismo dei familiari, Monica Serrano, filosofa ed operatrice sociale nell’ambito dell’assistenza ai migranti.

Il volume sui 50 anni di Psichiatria Democratica, come esplicitato da Emilio Lupo è dedicato:  A) Ai fondatori di Psichiatria Democratica e a quanti in questi cinquant’anni hanno lottato per una Salute Mentale di Comunità; B) Ai compagni di lotta che ci hanno lasciato troppo presto ma che non dimenticheremo; C) Agli Operatori del servizio pubblico e della cooperazione sociale  che hanno scavato trincee e aperto strade per favorire percorsi di inclusione; D) Ai pazienti protagonisti della loro liberazione; E) A quanti nella società civile hanno sostenuto il movimento di liberazione  dai manicomi vecchi e nuovi; F) A chi crede nella centralità  del Servizio sanitario Nazionale; G) Alle giovani generazioni  perché difendano ad oltranza  lo straordinario patrimonio collettivo rappresentato dai valori della legge 180 e si impegnino a contrastare ogni tentativo di restaurazione e privatizzazione con il più potente degli antidoti: la tutela del diritto alla cura un diritto di tutti.

La festa è proseguita presso la Caffetteria del Palazzo con un brindisi di augurio a Psichiatria Democratica per i suoi primi cinquant’anni.

I suicidi nelle carceri, le proposte di Psichiatria Democratica

Grande dolore, angoscia e forti preoccupazioni, è quanto ha registrato Psichiatria Democratica nel Paese a seguito delle tragiche morti avvenute nelle carceri italiane in questi ultimi giorni. Tre vite spezzate richiamano Governo e Parlamento a passare dai rituali e generici annunci di interventi ad atti concreti capaci di affrontare – in maniera organica – tutte le problematiche relative alla detenzione. Non dimentichiamo che si tratta di persone affidate allo Stato che ne doveva garantire dignità, salute e incolumità fisica e che l’articolo 27 della nostra Costituzione richiama esplicitamente l’umanità della pena e la sua finalità di rieducazione del condannato.
Sempre più oggi le carceri, invece, sono ridotte a discariche sociali, dove vengono rinchiusi i soggetti considerati “difficili” che sono esclusi dal welfare. Senza veri ed efficaci percorsi di recupero.
Per questo, secondo Psichiatria Democratica, va denunciata e contrastata la ritualità che ad ogni tragedia vede indicare come soluzione al sovraffollamento la costruzione di nuove carceri o l’utilizzo di nuove strutture detentive come le caserme dismesse. Invece, chi vi opera sa bene che lo si contrasta efficacemente con congrui stanziamenti sociali e con il ricorso alle pene alternative. Per le persone ristrette che non abbiano commesso reati gravi e/o con pene da scontare inferiori ai quattro anni Psichiatria Democratica ritiene indispensabile definire autentici percorsi di inclusione sociale che preveda l’istituzione di corsi di formazione interni e il rilancio dell’occupazione esterna presso gli Enti Locali e/o nella Cooperazione.
Parallelamente alle pene alternative, dovranno essere stanziati congrui fondi per migliorare ambienti e strutture carcerarie la cui carenza (acqua, docce, servizi igienici, aree verdi, attività di formazione e lavoro, ecc.) finisce, nei fatti, per aggravare la pena. In alcuni istituti penitenziari vi è, infatti, una vera assenza di civiltà da affrontare e risolvere.
Scelta prioritaria deve comunque essere quella di adeguare gli organici non solo del personale di custodia, ma anche di tutte quelle figure – medici, psichiatri, psicologi, infermieri, educatori professionali, assistenti sociali, ecc. – senza le quali i progetti auspicati rimarrebbero impraticabili. Per Psichiatria Democratica, infine, è necessaria una approfondita riflessione sulla realtà e sul funzionamento delle sezioni carcerarie psichiatriche per valutare la loro adeguatezza a rispondere ai bisogni di salute dei detenuti ivi ristretti.
Psichiatria Democratica fa suo l’ammonimento, contenuto nella Relazione al Parlamento, del Garante Nazionale dei Diritti detenuti, dott. Mauro Palma : “il primo diritto che l’umanità deve garantire è l’appartenenza ad essa”.

Psichiatria Democratica a sostegno dei lavoratori della cooperazione sociale in lotta

Psichiatria Democratica (PD) sostiene la lotta degli operatori della cooperazione  sociale, impegnati da oltre trent’anni nei Servizi di Salute Mentale della ASL Napoli 1, in difesa del posto di lavoro ora – da quanto apprendiamo – in pericolo per molti educatori ed operatori socio sanitari.

PD ricorda  il contributo di innovazione e creatività, offerto dal Terzo settore, sia nella grande battaglia per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici della città di Napoli, sia nel processo di realizzazione, negli anni, delle articolazioni funzionali territoriali del Dipartimento di Salute Mentale napoletano ( Centri diurni di riabilitazione, Case-famiglia e gruppi appartamento, inserimento lavorativo etc.) un processo esaltante, che ha visto il Servizio sanitario pubblico al centro del radicale cambiamento nell’ assistenza psichiatrica.

Psichiatria Democratica è certa che nel confronto tra le parti prevarrà sia la necessità di mantenere i livelli occupazionali degli operatori – in un momento, peraltro, di grave crisi soprattutto al sud – ed altresì che non venga disperso l’enorme patrimonio di saperi e pratiche di cui sono portatori questi lavoratori, i quali hanno sempre sostenuto e difeso i dettami e lo spirito della legge 180/78.

Napoli, 2 agosto 2023

Psichiatria Democratica firma l’appello di MD

Il Governo ritiri subito i Decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti.

Per firmare clic qui

 

L’apertura della Rems di Calice al Cornoviglio (La Spezia) è in stridente contrasto con la territorialità delle cure.

L’apertura della REMS di Calice al Cornoviglio (La Spezia), con la previsione di accogliere utenti da tutto il territorio nazionale, si pone  in aperto contrasto con il principio di territorialità delle cure che è alla base della legge 180/1978 e della 81/2014.

La scelta effettuata del governo, inserita all’art 32 del DL 77/2022 (cd. Decreto Energia), si colloca al di fuori di ogni piano organico per affrontare il tema dei percorsi di cura e giudiziari dei pazienti psichiatrici autori di reato, come per altro richiesto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 22/2022.

Non si è colta l’occasione per una riforma del Codice Penale, superando il doppio binario, per riformare la legge sulle droghe e nemmeno per togliere le misure di sicurezza detentive provvisorie causa della lista di attesa.

Destano grande preoccupazione in noi, il mancato confronto con quanti quotidianamente sono impegnati sul campo a costruire risposte idonee ai bisogni reali dell’utenza e l’assenza di una visione più ampia, con il risultato di aver creato un contenitore extra territoriale con il rischio di riprodurre mini- OPG, l’extra territorialità degli invii nelle Rems deve restare una prassi assolutamente residuale ed eccezionale.

In definitiva questa scelta non sarà affatto utile ai pazienti, produrrà grande disagio alle famiglie rendendo impossibile il lavoro di costruzione di progetti da parte dei servizi dei DSM.

A nostro avviso ben altri sono gli interventi da attuare, da affiancare a quelli già elencati in premessa, e precisamente:

  • Dotare i Servizi di tutte le risorse professionali ed economiche indispensabili per garantire la presa in carico del disagio che si esprime sul territorio;
  • Garantire attraverso un costante rapporto Sanità/Giustizia la pratica attuazione dei Protocolli Operativi in materia di misure di sicurezza psichiatriche varati dal CSM nel settembre del 2018. E’ nostra profonda convinzione che fin dalla apertura del fascicolo giudiziario, solo il confronto ed il rapporto costante tra Magistrati, Sanitari, Avvocatura, potrà garantire il buon esito della formulazione ed attuazione del progetto terapeutico – riabilitativo.

Attuare la presa in carico dei soggetti autori di reato attraverso progetti individualizzati – congiuntamente concordati e validati da tutti gli attori in campo – resta la strada maestra da percorrere e ciò eviterà, altresì, ricoveri impropri (v. tossicodipendenti) ricollocando le Rems al giusto posto, così come recita la delibera del CSM dell’aprile 2017… “Le REMS sono, pertanto, soltanto un elemento del complesso sistema di cura e riabilitazione dei pazienti psichiatrici autori di reato”.

 

 

Dott. Emilio Lupo, Psichiatra, Napoli

Dott. Pietro Pellegrini, Psichiatra, Parma.

 

Li’ , 13 giugno 2022

 

 

Archeoclub Valle Telesina

Si è costituito in Telese con sede presso la “Comunità terapeutica Aquilone” di Solopaca, la Delegazione dell’Archeoclub della Valle Telesina. I paesi che ne costituiscono le vicende storiche e culturali, hanno oggi una nuova opportunità di salvaguardia e di conoscenza del proprio patrimonio storico e archeologico. L’impegno della Delegazione, in sinergia con la sede di Benevento, è quello di promuovere incontri, visite e azioni di tutela del patrimonio culturale del territorio.