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Difendere la salute mentale di comunità

Quanto sta avvenendo a Trieste in questi giorni non riguarda solo un cambiamento di impostazione della rete dei servizi psichiatrici di una città e non investe solamente l’ambito della salute mentale. In gioco c’è lo stravolgimento di evidenze epidemiologiche e scientifiche attraverso un attacco ideologico che usa la retorica dell’aziendalismo per annunciare modifiche a un modello territoriale funzionante che produce riduzione del danno psichico, maggior benessere di comunità, rispetto della spesa pubblica e valorizza il bene condiviso della salute mentale e fisica. Negare la storia e la realtà triestina vuol dire mettere in discussione le tante realtà che in tutta Italia e in più di quattro decenni hanno cambiato il modo di fare e pensare la cura psichica e l’organizzazione psichiatrica e che, anche se messe in ginocchio da una politica ormai indifferente ai risultati reali della sua azione anche in ambito sanitario, non hanno smesso di testimoniare attraverso l’impegno di operatori, utenti, familiari e cittadini la bontà delle scelte che fecero nel 1978 i legislatori promulgando la legge 180. La vicenda triestina mette in luce anche altre antiche carenze come quella delle modalità di scelta delle dirigenze nel nostro paese e quella dell’assenza di consapevolezza della specificità ed alta specialità richiesta dal lavoro territoriale, tanto che i decisori politici che si sono pronunciati in questi giorni possono piegare a piacimento anche i dati della epidemiologia e dell’economia. Psichiatria Democratica si affianca ai tanti compagni, amici e colleghi triestini e dichiara il suo sostegno per le iniziative che a tutti i livelli verranno prese a difesa della salute mentale di comunità non centrata sull’ospedale.

Il direttivo nazionale di Psichiatria Democratica

Psichiatria Democratica e le politiche di salute mentale in Basilicata

10 OTTOBRE
GIORNATA NAZIONALE SALUTE MENTALE

Attualmente il dibattito sulla sanità lucana è concentrato, giustamente, sulle sorti dell’ospedale di Matera, e i servizi sanitari territoriali?
In particolare, i Servizi per la Salute Mentale?
Parliamone oggi, 10 ottobre, Giornata Nazionale della Salute Mentale.
Non è un aspetto indifferente.
Il dato è che il 4% della popolazione soffre di disturbi psichiatrici gravi, disturbi per i quali è fondamentale la qualità dell’assistenza territoriale.
Sono dolenti note!
I dipartimenti di Salute Mentale negli ultimi 10 anni sono stati ridotti da 5 a 2 (provinciali) e si va verso il dipartimento unico. Non è un problema indifferente per gli operatori che oggi giorno devono offrontare bisogni complessi, anche sul piano organizzativo e che necessitano di servizi in rete.
La Basilicata, terra di esperienze esemplari, non è più attrattiva per il personale sanitario. Mancano psichiatri, psicologi e personale infermieristico.
Praticamente inesistenti le figure professionali innovative (educatori, tecnici della riabilitazione).
I Servizi sia territoriali che ospedalieri devono affrontare emergenze di ogni tipo, quasi sempre improprie, abbandoni, problematiche sociali, persone anziane. Sempre più utenti vengono accolti nelle case famiglie e nelle comunità terapeutiche in mancanza di un’alternativa valida.
Oggi è necessario rilanciare politiche di salute mentale di comunità:
Riorganizzare la rete regionale dei servizi, i progetti di promozione e prevenzione, I tavoli tecnici regionali.
Rendere i servizi accessibili e accoglienti alle esigenze della popolazione.
Organizzare percorsi di cura personalizzati per i pazienti gravi.
Implementare i servizi di domiciliarita’.
Orientare la riabilitazione sulla quotidianità ed il benessere dell’individuo.
Superare la lungodegenza nelle comunità.
SI PUÒ FARE
L’ABBIAMO GIÀ FATTO

PSICHIATRIA DEMOCRATICA
MATERA