Intervista a Salvatore di Fede, segretario di Psichiatria Democratica

Conferenza nazionale per la salute mentale

Comunicato stampa

Agostino Pirella : l’esperienza di Arezzo a quarant’anni dalla legge 180

E’ appena uscito il volume “Agostino Pirella : l’esperienza di Arezzo a quarant’anni dalla legge 180”, con il contributo di Psichiatria Democratica e del Centro Franco Basaglia di Arezzo.

Il volume – curato da Cesare Bondioli- contiene gli atti del Convegno tenutosi presso il Campus del Pionta nel giugno del 2018. Numerose e interessanti le relazioni sulla straordinaria esperienza aretina nel campo della Salute Mentale europea, e sul ruolo svolto dal prof. Agostino Pirella, che, insieme ai suoi collaboratori, scrisse pagine importanti di riscatto e liberazione dal manicomio di migliaia di uomini e donne, tracciando la via per lo sviluppo sempre maggiore di una Salute mentale comunitaria.

Il volume contiene anche una presentazione del lavoro di studio avviato dall’Università sull’ archivio dell’Ospedale Neuro-Psichiatrico di Arezzo e sull’ “Archivio Pirella” recentemente acquisito grazie alla donazione di Martino Pirella.

 A corredare l’interessante volume, le foto di molti tra i protagonisti ed i sostenitori di uno dei maggiori punti di riferimento culturali e scientifici della rivoluzione psichiatrica quale è ancora oggi il prof. Pirella.

Psichiatria Democratica torna a chiedere la convocazione del Tavolo Tecnico Salute Mentale del Ministero della Salute e critica l’istituzione del numero verde di ascolto per l’emergenza COVID-19

Lettera al Tavolo Tecnico Salute Mentale

Istituzione del numero verde

Coronavirus, l’appello di Psichiatria Democratica: «L’emergenza sanitaria non lasci indietro i pazienti psichiatrici»

Articolo pubblicato su www.sanitainformazione.it

L’emergenza, e le relative misure per fronteggiarla, hanno di fatto interrotto i percorsi terapeutici individuali di cura, che si svolgono presso le strutture territoriali di salute mentale di cui dispongono i distretti sanitari. Dalla legge 180/78 (Legge Basaglia) infatti, la presa in carico dei pazienti psichiatrici è basata su unità operative di salute mentale, organizzate in ambulatori, centri diurni, e strutture residenziali o semiresidenziali.

È un modello fortemente improntato alla capillarità e alla territorialità ma, soprattutto, alla relazione terapeutica medico-paziente. Il follow up dei pazienti non riguarda solo l’aspetto psicoterapico e farmacologico, ma anche la loro autonomia e l’inserimento in un contesto lavorativo. Allo stesso tempo è previsto un supporto di tipo familiare, una rete costruita attorno alla famiglia del paziente per rendere ancora più sostenibile il percorso di inclusione. Ebbene, le attuali misure di distanziamento sociale e isolamento domiciliare impattano in modo devastante su questo modello di presa in carico, come ci ha illustrato il Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica, Salvatore Di Fede. «Auspichiamo linee guida urgenti da parte del governo per non lasciare indietro i pazienti psichiatrici, che si trovano quindi a vivere un doppio disagio: alla stigmatizzazione sociale si aggiunge l’isolamento forzato che aggrava inevitabilmente la solitudine e acuisce le angosce».

Tutto è rimesso alle singole realtà, alla rete, pur corposa, di associazioni e organizzazioni. «La riforma Basaglia – spiega Di Fede – ha avuto il merito, tra gli altri, di porre per la prima volta il paziente psichiatrico al centro del percorso di cura, rendendolo soggetto e non più oggetto. Il mio auspicio è che questa conquista non venga messa in discussione dalla situazione attuale, seppur (speriamo) contingente». Cosa fare nell’immediato, dunque? «Stiamo spingendo – continua il Segretario – affinché le istituzioni assicurino in primo luogo il sostegno alle risorse impiegate in quest’ambito sanitario, già vessate dall’atavica scelta di puntare tutto sull’ospedalizzazione e poco sulla territorialità. Sicuramente la riapertura dei centri diurni e il potenziamento dell’assistenza domiciliare, certo tenendo ben presenti le misure di sicurezza e fornendo il personale di adeguati DPI, ma anche l’assistenza agli operatori delle cooperative sociali, un baluardo nel nostro sistema di presa in carico, attualmente in attesa di cassa integrazione ma che avranno bisogno di ben altre misure di supporto per ripartire col piede giusto una volta che l’emergenza sarà acqua passata».

Al momento, si cerca di far fronte con strumenti alternativi, non sempre sufficienti. «In questa fase – osserva Di Fede – non si più pensare di sopperire a tutte le lacune assistenziali per i pazienti psichiatrici con la digitalizzazione o i colloqui telefonici. I pazienti cronici più gravi continuano ad essere assistiti nelle strutture residenziali, il problema si pone principalmente per i pazienti domiciliari, il cui percorso è strettamente legato al rapporto umano e alla vicinanza fisica. Spero che sia obiettivo condiviso il cercare di mantenere in vita questo modello vincente, seppur nella tutela e nel rispetto delle attuali norme per la sicurezza degli operatori e dei pazienti. È fondamentale – conclude – più che mai in questo frangente, che gli utenti, le loro famiglie e gli operatori della salute mentale continuino a costruire insieme processi di inclusione sociale così come la legge 180/78 ha affermato in tutti questi anni in Italia».

Pillole per affrontare lo stress del soggiorno obbligato a casa

Buongiorno, buongiorno, buongiorno da tutti noi di Psichiatria Democratica.

E visto che dobbiamo restare a casa per poter sconfiggere presto e, ci auguriamo, definitivamente, questo Coronavirus, proviamo a non annoiarci e, magari, a scegliere come farlo, attraverso l’acquisizione di semplici concetti.

Per tutti gli operatori che aderiscono alla nostra società scientifica, quella che viene chiamata Salute Mentale è determinata dalla coesistenza, in stretta correlazione e interazione, tra due aspetti: la salute psichica e la salute sociale. Tutto questo lo affermiamo per la lunga esperienza maturata sul campo, nel corso degli anni, in questo settore così delicato e complesso, a fianco e con quanti soffrono condizioni, spesso gravi, di disagio mentale.

Una effettiva Salute Mentale, secondo noi, può essere promossa soltanto attraverso una rete territoriale allargata in cui, accanto ai Servizi di Salute Mentale e in stretta connessione con essi ed insieme alla cooperazione sociale, si attivino anche altre istituzioni sociali e sanitarie, la scuola e l’università, il mondo della cultura,  dello sport , dell’informazione e del  volontariato ed altri soggetti non istituzionali, per una efficace attività di prevenzione e per una presa in carico reale e costante dei problemi.

Uno dei punti nodali, che poniamo alla vostra attenzione, è quello della Prevenzione. A nostro avviso, difatti,  il disturbo mentale è, in sostanza, uno sbilanciamento, tra l’aumento dei fattori di rischio che spingono verso la sofferenza e la riduzione  dei fattori protettivi che viceversa tutelano la Salute Mentale.

Quella della pandemia che viviamo oggi, può certamente costituire una condizione prolungata di stress, mentre un fattore protettivo è il poter contare su di una diffusa rete di sostegno (familiare, amicale, sociale e sanitaria) in grado di sostenere e fornire utili e diversificati consigli.

 

Ed eccovi in  p i l l o l e  quello che vi “prescriviamo” per affrontare, o almeno allentare, lo stress del soggiorno obbligato a casa.

Innanzitutto evitate di restare per molto tempo stravaccati in poltrona in una sorta di divisa carceraria: pigiama, camicia da notte, vestaglia e pantofole, o peggio in tuta;

Vestitevi  come se doveste uscire (ma non uscite!). Fatevi la barba, con calma, così eviterete di dissanguarvi come quando dovevate correre al lavoro, (e non vi scordate il dopobarba, mi raccomando).  E voi signore, non trascurate il manicure, lo smalto alle mani e ai piedi. Il fard, il trucco e il rossetto. Ah, la lacca, mi raccomando! Ohibò, senza dimenticarsi lo shampoo! Fatelo a seconda delle abitudini e delle necessità. Insomma come avete sempre fatto. E lavatevi, come consigliato dall’Istituto Superiore della Sanità, spesso le mani senza  trascurare di pulire le superfici con disinfettanti di cloro o alcol e non toccatevi gli occhi il naso e la bocca con le mani.

 

Non frequentate troppo il frigorifero, la cantinetta e non avventuratevi a fare un autocorso di masterchef impastando dolci e manicaretti: potreste ritrovarvi con un botto di trigliceridi e colesterolo, con una glicemia alle stelle e con un guardaroba da cambiare:ricordate che i negozi di abbigliamento sono chiusi. Perciò attenti.

Mangiate il giusto, bevete poco (anche caffè e bevande, soprattutto gassate) e fate un po’ di ginnastica dolce, muovetevi insomma anche se in casa.

E tirate fuori la bilancia, usatela, non la guardate solamente. Mettere chili non vi aiuta anzi: pensate che la prova costume prima o poi dovrete farla e magari scoprirete che l’unica cosa che vi calza sono le  vecchie ciabatte!

Avete visto quante cose ci sono da fare in casa e quante cose potete fare, anche quelle per le quali non avevate mai tempo?!

Mettete a posto la vostra scrivania e in ordine gli attrezzi per la manutenzione della casa; la documentazione per il fiscalista; la libreria e il vecchio vinile recuperato in cantina insieme al giradischi…..

E leggete quello che vi piace di più, i vostri fumetti preferiti, i quotidiani e la rivista settimanale, ascoltate la  radio, la TV e rivedete vecchie cassette di film o le nuove serie televisive in digitale, i cartoni animati insieme ai vostri bambini e mettete a posto le fotografie sparse un po’qua e un po’ là.

Mantenete attivi gli abituali rapporti di comunicazione con amici, parenti, colleghi (attraverso il telefono, i social, WhatsApp, video chiamate etc).

Organizzate la vostra quotidianità distribuendo, i compiti settimanali (dal deposito dell’immondizia, agli acquisti come la spesa quotidiana, la farmacia etc.)

 Continuate a cucinare ed a mangiare negli orari abituali, organizzandovi un menù settimanale e non mangiando mai in maniera irregolare ( o le schifezze!!) .

 

Riprendete gli Hobby che avete un po’ trascurato o sviluppatene uno nuovo. Se avete rimandato per troppo tempo qualche piccola riparazione in casa, questo è il momento di aprire la cassetta degli attrezzi e darci sotto.

Evitate tutte le forme di passività  e soprattutto mettete sempre le vostre specifiche competenze professionali (specialmente i pensionati e non solo) a disposizione degli altri così da ottenere due effetti positivi: il primo verso voi stessi ed il secondo di servizio agli altri. Ne guadagnerete, comunque, in autostima.

Se siete in cura per problemi di salute mentale, mantenete sempre i contatti con gli operatori del Servizio territoriale competente per zona, e in particolare con il vostro curante e con gli altri operatori di riferimento. Se siete seguiti da un privato concordate le modalità e i tempi della consultazione.

Informatevi sulle modalità operative dei Servizi di Salute Mentali, per singola Regione o città,  per conoscere le attuali modalità di accesso, in sicurezza, gli orari in vigore, ed i numeri telefonici da contattare per tutte le evenienze: dalla consultazione, alle terapie farmacologiche, alle urgenze, fino alla ripresa delle normalità attività.

Impegniamoci, infine, noi operatori tutti, a continuare a dare il meglio di noi stessi, mantenendo vivo e attivo il rapporto costruito, nel tempo, con gli utenti e le loro famiglie, utlizzando anche quegli strumenti di comunicazione a nostra disposizione che possono ritornare utili (telefono, watsapp,video chiamate,skype, etc). Da ultimo, vogliamo ribadire che continueremo, come Psichiatria Democratica, a sostenere tutte le forme di lotta che si renderanno indispensabili al fine di garantire, alla pletora di operatori impegnati nella Salute Mentale e non garantiti( precari, a partita Iva etc.), affinché vengano riconosciuti loro tutti i diritti costituzionali, sia dal punto di vista della retribuzione economica che normativa.

Grazie, grazie, grazie al carissimo Lupo Alberto che non smentisce mai la sua sincera,affettuosa e partecipe militanza.

Un forte abbraccio, virtuale beninteso (per ora)… da tutta Psichiatria Democratica

 

APPELLO – Covid-19: la tutela della salute mentale cruciale per contrastare i danni dell’epidemia.

Pubblichiamo l’Appello rivolto a Governo e Regioni:
Covid-19: la tutela della salute mentale deve diventare uno degli obiettivi cruciali della strategia per contrastare i danni dell’epidemia.

PER ADERIRE SCRIVI A: info@conferenzasalutementale.it

• L’emergenza determinata dall’epidemia Covid-19 ha pesanti effetti sulla vita di tutti i cittadini, ancor più gravi per le persone con sofferenza mentale, per i più anziani, per le persone con disabilità e con malattie croniche.
• E’ unanimemente riconosciuto che questa emergenza determinerà conseguenze a lungo termine. I disagi dell’attuale situazione, e la crisi economica e occupazionale che si profila, rischiano di provocare forti sofferenze nel corpo sociale, che devono essere affrontate con misure economiche e occupazionali; e che non devono essere rappresentate come problema psichiatrico, oggetto di un’ennesima diagnosi.
• Pur tuttavia vanno sottolineate gravi preoccupazioni per la salute mentale delle popolazioni. L’OMS, nella consultazione sul Global Action Plan (2020-2030), ha aggiunto un obiettivo riguardante “La salute mentale nelle emergenze umanitarie”. E proprio in questi giorni è stata diffusa la Guida OMS “COVID-19: Guida operativa per mantenere i servizi sanitari essenziali durante un epidemia”, che indica tra i servizi essenziali da garantire quelli riferiti alle persone con problemi di salute mentale e più in generale alle persone non autosufficienti e con patologie croniche.
• La tutela della salute mentale deve diventare dunque uno degli obiettivi cruciali della strategia più generale per contrastare i danni dell’epidemia Covid-19.
• In Italia ancora non è così. Le importanti misure disposte dal Governo per il potenziamento delle risorse del SSN e del personale impegnato in prima fila per fronteggiare l’emergenza della pandemia da Covid-19 non tengono conto della salute mentale.
• Mentre tutta la sanità è sottoposta a un grandissimo stress e ad una sfida senza precedenti, la salute mentale, i suoi utenti, le famiglie, gli operatori, soffrono in silenzio. L’impoverimento dei servizi, la loro riduzione e accorpamento, la carenza del personale, già presenti e denunciati da molti anni, si sommano al fatto di essere messi oggi in coda alla lista delle priorità di salute. Paghiamo oggi lo scotto di una lunga assenza o di una debolezza dei governi centrali e locali nel contrastare il riduzionismo assistenziale (poca assistenza domiciliare, poca rete nelle comunità locali, un’escalation di impiego farmaci a lunga azione, carenti interventi per l’inclusione sociale) in perfetta linea con la “trilogia” predominante: visita ambulatoriale, ricovero in SPDC, invio in strutture residenziali, un circuito che favorisce la cronicità e non la ripresa e la guarigione delle persone. Eppure una delle convinzioni maturate in questa pandemia è che il mantenimento e il rafforzamento dei presidi territoriali sono decisivi per sconfiggere il Covid 19.
• In questa emergenza, si rischia la catastrofe del sistema territoriale di salute mentale italiano. Occorre agire immediatamente.
• Per la tutela della salute pubblica bisogna garantire il funzionamento della rete territoriale della Salute Mentale, come dei servizi territoriali rivolti agli anziani, alle persone con disabilità, alle persone con malattie croniche.
• Riteniamo necessario che il Governo d’intesa con le Regioni emani disposizioni chiare valide su tutto il territorio nazionale chiarendo che i servizi di prossimità devono garantire ovunque le attività terapeutiche e riabilitative, rispettando le misure di prevenzione e protezione per operatori e cittadini-utenti, e indicando esplicitamente le tipologie di attività da garantire. Questo orientamento è tanto più necessario di fronte a scelte difformi tra le regioni.
• Servono ulteriori e più stringenti disposizioni rispetto a quelle contenute nelle attuali norme, per:
1. Assicurare adeguati dispositivi di protezione e i protocolli di sicurezza per operatori e cittadini-utenti;
2. Definire i percorsi d’accesso delle persone che necessitano di ricoveri in SPDC, volontari o TSO. Mentre i ricoveri dovuti a Covid-19, anche per pazienti in carico ai servizi di salute mentale, deve avvenire nei reparti come per tutti i cittadini;
3. Mantenere aperti e funzionanti i Centri di Salute Mentale così come l’assistenza domiciliare, e assicurare le attività alternative previste dal Decreto Legge 18/2020 in caso di sospensione dei centri diurni;
4. Destinare personale (psichiatri, infermieri, operatori sociosanitari, psicologi, educatori, tecnici della riabilitazione, assistenti sociali) anche ai servizi di salute mentale nell’ambito del piano straordinario di assunzioni in corso;
5. Sostenere la cooperazione sociale, compreso il lavoro di tanti utenti che vi operano, attraverso interventi economici diretti e non soltanto con la cassa integrazione, dal momento che si tratta di un settore cruciale che sta soffrendo in maniera particolare la chiusura dei servizi;
6. Chiarire in maniera univoca quanto i servizi devono fare, assicurando la sicurezza di operatori e utenti, che non coincide col ritirare i servizi alle persone o assicurare solamente farmaci e interventi d’emergenza, ricoveri e TSO; valorizzando quindi il contributo dei servizi di salute mentale (e in generale di quelli territoriali) nell’emergenza Covid-19;
7. Garantire la tutela dei pazienti gravi, che sono tanto più a rischio, quanto più si trovano in condizioni di deprivazione sociale, o addirittura senza tetto;
8. Sostenere le famiglie, che non possono da sole fare da ammortizzatori sociali dell’emergenza, se non per periodi brevissimi, in assenza di altri supporti;
9. Rafforzare l’assistenza domiciliare come modalità di lavoro, che va garantita con un approccio multidisciplinare e multisettoriale, in un’alleanza servizio pubblico-servizi sociali-terzo settore, per una risposta globale ai bisogni di cura e di assistenza;
10. Garantire l’utilizzo anche di internet e telefono per raggiungere le persone e comunicare e interagire con loro, secondo quanto suggerito da importanti esperienze di e-mental health.
Occorre agire e bisogna farlo subito, perché “non c’è salute senza salute mentale”

 

PRIMI FIRMATARI (al 1.4.2020)

Coordinamento nazionale Conferenza Salute Mentale, UNASAM; Forum Salute Mentale; Conferenza Basaglia Copersamm; Fondazione Franca e Franco Basaglia; SIEP Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica; Osservatorio STOPOPG; Psichiatria Democratica; Forum Salute e Carcere; CGIL nazionale; CISL nazionale; UIL nazionale; Ass. Salute Diritto Fondamentale; International Mental Health Collaborating Network; Gruppo Abele; Libera; Cipes; Club Spdc No Restraint; Magistratura Democratica; A Buon Diritto; Antigone; La Società della Ragione; Cittadinanzattiva; ARCI; Medicina Democratica; Campagna Salute Mentale MI; Festival dei Matti; Legacoop sociali; Cnca; Coord. Nazionale Centri Diurni EXPO Salute Mentale Rete Fiore; Ass. Luca Coscioni; Art. 3; coop. sociale Con-tatto; ABC Italia Associazione Bambini Cerebrolesi; Airsam Associazione Italiana Residenze/Risorse per la Salute Mentale; Anpis nazionale; 180AmiciL’Aquila; Gruppo Solidarietà Grusol AN; Movimento pugliese per la tutela della Salute Mentale Rompiamo il silenzio; Aoi Ass. delle Ong Italiane; Associazione 180amici Puglia; Ass. Rete italiana noi e le voci; Il villaggio di Esteban SA; Rete Utenti Salute Mentale Lombardia; Tribunale per i Diritti del Malato AQ; Ass. Insieme per la disabilità RC; Chille de la balanza FI; Progetto San Salvi FI; Coop. Sociale La Collina TS; Feder. circoli Giustizia e Libertà; URiT Unità di Ricerca sulle Topografie Sociali Università Suor Orsola Benicasa NA; coop. Duemilauno agenzia sociale TS; ass. utenti per la salute mentale A testa alta RA; Comunità San Benedetto al porto GE; UIL Abruzzo; Ass. Afadipsi SR; Fondazione Di Liegro; Ass. Cosma PE; Ass. Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica Asarp; Comunità Terapeutica Franca Ongaro Basaglia CA; Comunità Casamatta CA; Forum Salute Mentale LC; CGIL Abruzzo Molise; Ass. FinalMente Libera Rm; Ass. Percorsi Abruzzo; Cipra Coord. Italiano Professionisti della Relazione d’Aiuto; Volontari in Onda RM; Cobas CA; coop. Progetto Popolare Montescaglioso MT; Associazione Porte Aperte-Romagna per la Salute Mentale; coop. sociale Il grande carro RM; Consulta salute mentale Comune Firenze; coop. sociale integrata ‘Conto alla Rovescia’ RM ; Ass. Incontriamoci sull’Arno FI; Arci PI; coop. sociale Itaca PN; Arci Abruzzo; coord. Casm Calabria: Ave-Ama, Fiori del Deserto, Volare Senz’ali, Progetto Itaca Lamezia-Catanzaro, AMA Calabria, New Day Onlus Intese , Don Pellicanò, Strada Facendo, Progetto Gedeone, AdV San Pietro e Paolo, Vele Di Ulisse, Sintonia, Libellula Afasp, Musicami , Sincronia, New Hel; coop La Mimosa, Grassano (MT); coop Duemilauno Agenzia Sociale, Muggia (Ts) coop. Sociale Lavoratori Uniti Franco Basaglia TS; coop. Sociale CTR CA; coop. Pegaso Verde Empoli FI; coop. La Collina TS; consorzio Cosm UD; legacoopsociali Calabria; coop. Noncello di Roveredo in piano PN; progetto visiting dtc legacoopsociali; consorzio coop. sociali Gesco NA; coop. sociale ERA NA; coop. sociale Arte Musica e Caffè Sfizzicariello NA; Gruppo di Ricerca per la Salute Mentale “Conoscere per migliorare” TO; Ass. Sergio Piro NA; coop. Sociale G. Di Vittorio MS; AITSam PD; coop. sociale Arcobaleno; Circolo culturale Joyce Lussu Villacidro; Assemblea Permanente Villacidro; Ass. Casa di Solidarietà e Accoglienza di Barcellona P.G. ME; In Cammino Verso BO; U.R.A.SA.M. Emilia Romagna; AITSaM VE; Animali Celesti teatro d’arte civile PI; Le fatiche di Ercole di Città di Castello PG; AISMe; Altri Orizzonti ; ass. Familiari e Utenti “Spazio Disponibile” RM; Magazzino coop. sociale integrata RM; Insieme per Venezia e Terraferma; coop. sociale L’Aquilone e coop. sociale Centottanta Solopaca BN; Children of Mentally Ill Parents COMIP Figli di Genitori con un Disturbo Mentale TR;

La proposta di Psichiatria Democratica per affrontare la crisi del COVID-19 (Tavolo della Salute Mentale presso il Ministero della Salute)

Abbiamo apprezzato i contributi fin qui pervenuti al Tavolo che rappresentano proposte organizzative intese a omogeneizzare e unificare le azioni da intraprendere e le misure da adottare in questo frangente. Essi andranno in qualche modo unificati così che il prodotto finale promosso dal Tavolo stesso sia unico, espressione della posizione del Ministero a livello nazionale per quanto riguarda l’interfaccia tra servizi di Salute Mentale, utenza e cittadini.
A nome della Società Italiana di Psichiatria Democratica riteniamo utile proporre un’integrazione a quanto fin qui proposto che attenga non solo alle misure di profilassi e di prevenzione del contagio nell’espletamento delle attività ordinarie dei DSM ma riportino in primo piano il lavoro di Salute Mentale come lavoro territoriale, di comunità, proprio nel momento in cui ad essere intaccata è proprio la dimensione comunitaria. I circa 900.00 pazienti dei servizi di Salute Mentale, i loro familiari, i cittadini in difficoltà non possono essere trascurati in una situazione di generale precarietà assicurando solo l’indispensabile ma necessitano un impegno straordinario, ovvero di adeguamento delle pratiche di psichiatria di comunità all’inedita situazione creatasi nel corso della pandemia da COVID-19. L’importanza di raccomandazioni e linee guida, la necessità di monitoraggio dei flussi operativi nel rispetto delle modalità correnti di registrazione delle attività non può andare a scapito della natura relazionale del lavoro di salute mentale così come è disegnato dalla legge in vigore, la 180, e come strutturatosi nei decenni attraverso pratiche di inclusione e di promozione della salute mentale. Su questo piano si misura la forza di un sistema e la qualità di migliaia di professionisti, medici, psicologi, assistenti sociali, infermieri, tecnici della riabilitazione, operatori di cooperative sociali di gruppo A e B, che si misurano quotidianamente con la sofferenza mentale puntando sulle risorse delle persone e non solo sulle loro limitazioni, sulla valorizzazione delle soggettività mortificate, sulla capacità di rimanere, ancorché malati, parte di una rete sociale di appartenenze e di inserimenti lavorativi e socializzanti.
Si rendono necessarie misure organizzative al passo coi tempi del Corona virus, non solo per evitare la diffusione della pandemia e per proteggere gli operatori esposti al contagio, ma per mantenere fermi i princìpi che hanno contrassegnato in senso bio, psico, sociale la psichiatria italiana. Valorizzando quel sociale mortificato da scelte di politica sanitaria spesso errate e penalizzato dall’isolamento forzato resosi necessario per l’emergenza sanitaria in corso.
Di seguito troverete una riflessione generale e alcune semplici proposte organizzative.

Ordinario e straordinario nella salute mentale all’epoca del COVID-19
L’emergenza globale scatenata dalla pandemia da Covid-19 sta mettendo a dura prova il Sistema Sanitario Nazionale. L’impegno, fino allo spasimo, di tutto il personale fornisce conferma quotidiana di un patrimonio nazionale fin qui non valorizzato e, in molti casi, deliberatamente penalizzato. Ora è chiaro a tutti che, nella generale incertezza, la tenuta del sistema sanitario rappresenta un punto di riferimento irrinunciabile. Di Corona virus si può morire e, purtroppo, sono in molti quelli che, infettati, non ce l’hanno fatta, tra loro tanti medici e operatori di sanità. A loro va la riconoscenza di Psichiatria Democratica, insieme alla solidarietà per tutti i colleghi che combattono in prima fila giornalmente per la salute degli italiani.
In tempo di crisi, come questa straordinaria che stiamo attraversando, è inevitabile che affiorino i problemi preesistenti, che emergano carenze non sono solo organizzative ma strutturali, frutto di scelte sbagliate che mettono a repentaglio la tenuta e l’efficacia del SSN e la sua capacità, o meno, di assicurare la salute dei cittadini. Il primo errore, purtroppo non casuale, è stato quello di smentire nei fatti la natura stessa di un sistema sanitario fondato sulla continuità ospedale/territorio. Non è fuori luogo parlare di territorio in questi frangenti in cui il lavoro ospedaliero nei reparti di terapia intensiva (per atroce paradosso penalizzato
anch’esso da tagli di risorse e personale) è decisivo per la sopravvivenza dei malati. E’ proprio questo il punto: chiunque abbia sin qui difeso le ragioni del territorio è stato trattato da ostinato, ideologico o da idealista in quanto disposto a sottrarre forze e finanziamenti all’ospedale, luogo certo di cure, per assegnarli a un territorio che, tuttalpiù, può essere filtro, erogatore di assistenza, supporto sociale. Ora nell’incombente minaccia di morte da Covid-19 dobbiamo ricordare che lo smantellamento dei presidi territoriali di prevenzione e cura ha portato al sovraccarico letale degli ospedali, ha impedito una gestione capillare ed efficiente delle persone positive o sintomatiche non critiche (la maggior parte dei contagiati), ha intaccato la possibilità di un monitoraggio reale dei casi positivi, unica soluzione efficace al propagarsi dell’epidemia. Ci siamo assicurati il primato di longevità per la nostra popolazione ed ora non siamo in grado di mantenere la promessa di sopravvivenza ai nostri vecchi sottoposti allo stress del virus. Abbiamo argomenti e azioni da opporre a questo non ineluttabile destino?
C’è poi lo specifico della psichiatria e del sistema salute mentale, quello in cui Psichiatria Democratica è impegnata in prima fila da decenni. La psichiatria è stata qualche volta chiamata in causa in questi giorni di paura e angoscia per spiegare, rassicurare, offrire sostegno a chi è affetto, ai familiari, agli operatori. Non va dimenticato, tuttavia, che l’assistenza psichiatrica nel nostro paese è garantita da dipartimenti integrati a cui fanno capo sia i reparti ospedalieri che i servizi territoriali, primo esempio di impostazione sistemica di un approccio alla salute che ha poi ispirato tutta la riforma sanitaria. La dismissione silente e progressiva della rete psichiatrica territoriale si è accompagnata, anche in questo caso, alla centralità dell’ospedale e delle cure ospedaliere che vuol dire, essenzialmente, somministrazione di farmaci e gestione del paziente acuto attraverso la sedazione e, purtroppo, la contenzione. Al territorio è stato riservato un ruolo ancillare, oscillante tra la proposta di interventi mirati specialistici, magari psicoterapici, il tecnicismo di cure validate e rispettose delle linee guida e l’assistenza caritatevole, umanitaria dei pazienti gravi. In epoca di Corona virus questa impostazione si è tradotta nella sospensione di attività ritenute non primarie oltre che rischiose per l’eccessivo contatto tra pazienti e operatori: in molti casi i Centri Diurni sono stati chiusi, le attività sociali interrotte, quelle lavorative fermate o vincolate al funambolico esercizio di farle passare per terapie indispensabili al fine di non incorrere nelle peraltro legittime sanzioni comminate a chi non rispetta i vari DPCM emanati negli ultimi giorni. Sono state incoraggiate le visite al domicilio, le passeggiate di ‘sollievo’ a due, paziente e operatore (vedi ordinanza della Regione Campania del 13/3/20 e il comunicato dell’unità di crisi Covid-19 della stessa che lo integra), o, come nel caso del Lazio, le attività legate alla salute mentale (specificazioni relativi al terzo settore dell’ordinanza regionale Z00013 del 20/3/2020) fatte rientrare tra quelle del volontariato, intrise della retorica del “non lasceremo indietro nessuno”. In altri termini una posizione culturale, scientifica, di salute mentale pubblica perde la sua specificità e viene assimilata a pratiche di supporto aspecifico, esercizio di un’azione umanitaria e non di un trattamento elettivo, epistemologicamente fondato nel lavoro di salute mentale con i pazienti gravi.
Potrebbe parere inappropriato e marginale parlare di pazienti psichiatrici e di servizi di salute mentale in un momento in cui l’emergenza sanitaria vede al centro i reparti di terapia intensiva e la loro saturazione, la carenza di medici e le vite in pericolo degli operatori sanitari. Così non è tuttavia. L’emergenza sanitaria non si ferma alle situazioni critiche da complicanze di Corona virus: altre emergenze riguardano condizioni mediche acute che rischiano di essere trascurate (i numeri parlano di pazienti cardiologici con infarto in diminuzione presso i Pronti Soccorso), o croniche, malattie che necessitano di assistenza continuativa. E i disturbi psichiatrici, aggiungiamo. Non si muore di psicosi, benché i dati parlino di aspettativa di vita inferiore di più di dieci anni rispetto alla media per i pazienti che ne sono affetti. In questo caso sono gli stili di vita e l’effetto a lunga durata delle terapie farmacologiche i fattori di rischio in gioco. Cosa succede in tempi di Corona ai pazienti dei servizi psichiatrici? Gli SPDC ospedalieri sono soggetti come tutti gli altri reparti al contagio; i CSM lavorano, al minimo, nel rispetto delle norme di prevenzione, quasi dovunque applicate; i Centri Diurni per la maggior parte chiusi. E’ legittimo pensare che le emergenze psichiatriche siano solo quelle che comportano rischio di vita (suicidio) o comportamenti aggressivi? Se non è così, e lo sappiamo, cosa è possibile fare e suggerire agli operatori, ai pazienti e alle loro famiglie? Se un paziente vive solo o in una famiglia in cui la convivenza è fonte di tensione, di sofferenza, di trasformazione dell’angoscia che ne deriva in sintomi gravi? Se i deliri, le ossessività, i rituali aumentano a dismisura e i supporti clinici vengono meno? Se viene meno l’impegno lavorativo, che permette a molti di essere inclusi in attività che assicurano senso e reddito? Se, i contatti telefonici non sono sufficienti (e in molti casi lo sono se continuativi) ma vengono bloccati in quanto, i collegamenti in videochiamata o le applicazioni tipo Skype, Meet, Webex o Zoom, sono considerate “una modalità di prendersi cura” che, in quanto intervento a distanza, “non può essere considerato una prestazione sanitaria di cura” (DSM Napoli, 19/3/2020)? Ancora una volta, e l’emergenza come dicevamo non fa che svelare un re nudo, si rimanda alla volontà, buona o cattiva, degli operatori la qualità e l’efficacia di azioni terapeutiche, cioè in grado di modificare positivamente una condizione di sofferenza. Magari portando i propri computer da casa e utilizzando i propri provider internet non potendo essere utilizzate le reti aziendali. Nei giorni delle mascherine e dei disinfettanti i DSM dovrebbero produrre qualcosa di più che diramare le misure igieniche e preventive disposte dal Ministero della Sanità, dall’ISS, dalle singole Regioni. E’ lecito chiedere che, oltre che provvedere perché gli operatori siano dotti di presìdi di profilassi adeguati, sia salvaguardato il senso stesso di avere costruito una rete di servizi diffusi sui territori per rispondere a quello specifico tipo di sofferenza che è la sofferenza mentale e relazionale dei pazienti e delle loro famiglie. E’ legittimo pretendere che, proprio in un momento come questo, non si ceda all’indifferenza burocratizzata cercando di far rientrare le pratiche emergenziali nella stretta cruna dei criteri di computazione prestazionale aziendale. E’ obbligatorio riflettere sulle pratiche ordinarie per far sì che anche in tempi straordinari vengano salvaguardati i princìpi, la qualità e l’efficacia di pratiche di salute mentale che partono dalla relazione interpersonale e arrivano alla cura. E’ giusto che un patrimonio di esperienze di salute non continui ad essere mortificato come supporto e conforto generico, ma restituito alla dimensione scientifica e culturale da cui proviene e che negli anni ha arricchito e innovato.
Alla legittima domanda “Come si fa?” proviamo a rispondere con alcune semplici proposte derivate da una prima indagine da noi effettuata sulle modalità di funzionamento di alcuni servizi di salute mentale italiani:
a) dare chiare indicazioni ai DSM di attivare i canali di comunicazione digitale utilizzando le proprie reti LAN. (in alcuni casi prevale una attitudine istituzionale al controllo dei comportamenti degli operatori ponendo vincoli all’accesso di internet o di alcune applicazioni);
b) riconoscere i contatti che avvengono per questa via remota come modalità ‘appropriate’ di curare la presa in carico. (non diversamente da quanto avviene tutti i giorni al telefono in tutti i CSM d’Italia in cui gli operatori trascorrono una certa parte del loro tempo al telefono – magari sentendosi dequalificati per la loro professionalità che ritengono menomata. Spesso si tratta di lavoro affidato agli infermieri che si sentono impiegati in attività aspecifiche a tutto vantaggio di quelle specifiche praticate dalle altre professioni e, oltretutto, non valorizzate in termini prestazionali nell’ambito dei flussi operativi);
c) tenere aperti i servizi e i centri diurni (con tutte le misure precauzionali obbligatorie) come luoghi di accoglienza e non solo come erogatori di prestazioni mediche e specialistiche o visite domiciliari. (l’apertura al pubblico, pur regolamentata, ha un valore di disponibilità pratica e simbolica che fornirebbe una rassicurazione all’utenza più esposta);
d) supportare il personale, integrandolo anche in vista del dopo Corona che sarà un problema da gestire non da poco per tutti. Questo comporta anche non rimandare la soluzione del generale problema della carenza di personale. (l’esposizione degli operatori agli stessi timori e pericoli a cui è soggetta tutta la popolazione va considerata una dimensione esperienziale che è indispensabile valorizzare. Operatori rispettati ed ascoltati, non lasciati a se stessi, saranno preziose risorse nel dopo Corona, quando ci troveremo a fronteggiare le conseguenze sui pazienti in carico, su quelli che verranno e sulla popolazione che sconterà gli esiti di quanto sta avvenendo, onorando il principio dell’accesso alle cure di un sistema diffuso di salute mentale sul territorio nazionale);
e) riconoscere pienamente il lavoro delle cooperative integrate, sia di tipo A che B impegnate all’interno dei DSM come parte dei processi di cura che, in fasi come questa, possano proseguire (nel rispetto delle le regole di prevenzione) per la salute dei pazienti. (il lavoro praticato da soci svantaggiati delle cooperative va considerato parte dei processi di recovery e di restituzione alla dimensione sociale e relazionale della loro vita. D’altra parte anche il supporto alla persona effettuato dalle cooperative A è parte di processi trasformativi e non di mera assistenza).
Ora più che mai va valorizzato tutto il lavoro apparentemente informale che sfugge alle linee guida e ai LEA, e che da sempre è ossatura relazionale e nutrimento per i pazienti e i familiari che gravitano intorno a quei servizi che non si limitano a fare ambulatorio (semi) specialistico. Basterebbe trovare una formula per riconoscere questo livello dell’operatività: sarebbe una boccata d’ossigeno per quegli operatori che sono costretti a farlo informalmente, magari vergognandosi, oltre che comportare beneficio per i pazienti e i loro familiari.

Antonello d’Elia e Salvatore Di Fede, Presidente e Segretario di Psichiatria Democratica

Manteniamo le misure di distanziamento sociale ed aumentiamo la vicinanza umana

Aiutiamoli rispettando le regole

Stiamo vivendo giorni difficili assai nella nostra città, nel Paese e nel mondo e dobbiamo, perciò, essere molto attenti e rigorosi, ciascuno di noi e tutti insieme nel rispettare le disposizioni nazionali e regionali in materia di sanità pubblica. Nessuno escluso. Nessuno.  Ma è nostro dovere, altresì, continuare a proteggere (oggi ancor di più) quanti non ce la fanno da soli. A cominciare da quanti una casa – a differenza di noi – non ce l’hanno più e sono costretti a vivere per strada. A quanti avevano un posto dove potersi lavare ed avere un cambio di abito (a Napoli ad es. in Via Tanucci) oppure a quanti facevano ricorso alle mense per il pranzo e la cena, a quanti potevano consultare un medico o, comunque, ricevere un supporto utile a tirare avanti, pur tra mille difficoltà e ritardi.

La nostra comunità è chiamata ad uno sforzo costante, dentro il quale dobbiamo pensare ad una SUPPLENZA  diffusa per queste persone e per tutti quanti vengono inseriti nel lungo elenco delle cosiddette fasce deboli: senza dimora, anziani soli, utenti psichiatrici adulti e non, immigrati, bambini e donne in difficoltà, tossicodipendenti, handicappati fisici etc.. Una supplenza che, nel fare, dovrà mantenere alta –  vogliamo ribadirlo con forza, per evitare fraintendimenti che non giovano in tempi così duri – l’attenzione contro ogni forma di prossimità potenzialmente contagiosa, rispettando rigorosamente, e in maniera assoluta, le disposizioni sanitarie. Possiamo, ad esempio, come supplenza, pensare alla distribuzione dei pasti non in luoghi chiusi ma raggiungendo per strada i clochard oppure riattivare via Tanucci (per docce e cambio di indumenti) facendo accedere un utente per volta e dotando il personale addetto di tutto il materiale di protezione necessario? Possiamo pensare alla temporanea riconversione di strutture per ospitare, in sicurezza, i senza dimora? Sarà possibile attivare un coordinamento operativo cittadino (o altra forma utile ed efficace) che raggiunga quotidianamente – e per le diverse esigenze – gli anziani soli in casa, le famiglie con un componente con handicap o favorire con strumenti di comunicazione video, o altro, il rapporto con gli utenti dei Centri di Salute Mentale e così per altri gruppi di utenza a rischio?

 Insomma tutelare tutti, tutelando ciascuno. E’ un’altra tappa di questo difficile percorso cui dobbiamo attendere. Al più presto.

Manteniamo le misure di distanziamento sociale ed aumentiamo la vicinanza umana.

Napoli, 16 marzo 2020

In tanti a Firenze per ricordare Paolo Tranchina

“Miti, inconsci, prassi alternative”. E’ questo il titolo della giornata dedicata al ricordo di Paolo Tranchina che si è tenuta a Firenze il 22 febbraio al teatro dell’ex OP di san Salvi, sede di Chille de la Balanza. In quelle tre parole si è tentato di condensare il percorso umano, professionale e di militanza di Paolo pur sapendo che lui, vulcanico e incontenibile com’era, avrebbe trovata stretta qualsiasi sintesi. Non è comune che una commemorazione sia così animata e calorosa come quella organizzata da Maria Pia Teodori e Teresa Tranchina aiutate da Claudio Ascoli, Rocco Canosa, Sandro Ricci e Sandra Rogialli. I tanti contributi, i video, la musica hanno restituito un ritratto composito e ricco del contributo di Paolo Tranchina alla lotta antiistituzionale, alla produzione di un pensiero critico a partire dalla sua pratica di psicoterapeuta, alla capacità di formare e coinvolgere i giovani intorno al progetto di una salute mentale che cura e non reprime, alla pratica del coraggio e dell’impegno a cui lui non è mai venuto meno. L’immagine che racchiude il senso della giornata è quella della nipotina di Paolo che, con naturalezza e sfacciataggine, ereditate di sicuro dal nonno, si aggirava tra le gambe della mamma Teresa e della nonna Maria Pia e sotto lo sguardo intenerito di tutti noi mentre ne venivano rievocate le imprese e le innumerevoli attività. L’elenco degli intervenuti è lungo: chi non è riuscito ad essere presente lo è stato mandando un messaggio o collegandosi al telefono, qualcuno è giunto anche dall’estero, come Valeria Pomini dalla Grecia e Jürgen Armbruster dalla Germania, gli altri da tutta Italia per salutare Paolo e la sua famiglia e incontrarsi, ancora una volta grazie a lui. Cosa ha rappresentato Tranchina per la psichiatria antitistituzionale e per Psichiatria Democratica, nelle cui fila ha militato fino all’ultimo? Nell’impossibilità a sintetizzare provo a elencare alcuni punti: la caparbietà a perseguire un modello di salute mentale che affronta la follia e ne coglie la sofferenza e l’umanità in ogni momento; la passione documentaria che lo ha visto consapevole custode e costruttore del percorso di pratiche e di elaborazioni che ha avuto nella rivista Fogli di Informazione il fedele specchio di cinquant’anni del progetto di salute mentale comunitaria; la capacità di articolare un pensiero e delle pratiche che non hanno mai rinunciato a una matrice psicodinamica riuscendo a coniugarla con i temi della giustizia sociale e della democrazia anche quando questo accostamento non era da tutti condiviso; l’amore per la bellezza e l’inesauribile profondità dei miti, che si trasferiva anche nelle sue bellissime sculture in pietra; la capacità di essere seri e impegnati senza mai rinunciare alla convivialità e al buon vivere; il potere rivoluzionario della creatività e dell’anticonformismo. Per Psichiatria Democratica a ricordare Paolo eravamo Cesare Bondioli, Rocco Canosa, Stefano Dei, Silvana Gasperoni, Gaetano Interlandi, Marcello Lattanzi, Paolo Serra, Guido Pullia, Sandro Ricci, Mario Serrano, Ilario Volpi.

 

Antonello d’Elia