Giornata della memoria 2020

L’ ITIS “Alessandro Volta” di Napoli e Psichiatria Democratica hanno organizzato la Giornata della Memoria 2020.

Nella suggestiva cornice della Sala del Capitolo, in San Domenico Maggiore, piena in ogni ordine di posti, si è svolto l’incontro – promosso da Psichiatria Democratica e dall’Istituto Alessandro Volta di Napoli – dal titolo “Quei triangoli del dolore, le persecuzioni nazifasciste”, nell’ambito delle iniziative promosse per la Giornata della Memoria 2020.

La scelta di sottrarre la lezione della Shoah da una opprimente ritualità per  restituirle tutto il suo peso storico ed immanente al contempo – scegliendo come relatori, tutti i rappresentanti dei gruppi che furono fatti oggetto di persecuzioni durante gli anni del terrore nero, e l’aver puntato sui giovani studenti e la loro scuola – si è rivelato un mix  assai interessante e vincente, sia per la pluralità dei contributi che per l’interesse suscitato.

Tutti gli interventi, ascoltati con grande attenzione e partecipazione dal foltissimo pubblico (tanto da costringere gli organizzatori ad aggiungere un bel po’ di  posti a sedere) hanno richiesto, a viva voce, attraverso storie toccanti e riflessioni sulle forme di discriminazioni, ieri come oggi, di non abbassare la guardia sul tema dei diritti universali, oggetti di aggressione da parte di negazionisti e di neofascisti, come dimostrando i gravissimi episodi di intolleranza registrati nel Paese.

Piatto forte della lunga mattinata sono stati gli applauditi e condivisi interventi dei giovani studenti del Volta, seguiti e supportati dalla grande professionalità e passione  dalle insegnanti Letizia De Sanctis e Paola Fiore. Gli studenti, infatti, attraverso un puntuale studio dei diversi canali di comunicazione esaminati, ed utilizzando strumenti di comunicazione (quali video clip, la recitazione etc.) hanno fornito una interessantissima ed acuta lettura dei fenomeni di violenza ed intolleranza nella società italiana suffragata da dati presentati.  Sono stati presentati poi alcuni videoclip di fattura originale sul razzismo e sul bullismo a scuola.

Con i Dirigenti nazionali di Psichiatria Democratica  Emilio Lupo e Salvatore Di Fede ed il Preside dell’Istituto Volta, Marco Ugliano, sono intervenuti Miriam Rebhun della Comunità ebraica, Antonello Sannino per l’Arcigay, Nazzareno Guarnieri per la comunità Rom , Eugenio Donise in rappresentanza dei politici perseguitati e Alfredo Nazzaro che si è soffermato sui nuovi apolidi, ovvero quei migranti odierni che costretti nei campi di “ospitalità” per anni,  finiscono per non avere più nazionalità.

Gli organizzatori e gli intervenuti, infine, nel registrare il grande valore emerso dall’insieme di voci che si sono confrontate e dalla sinergia registrata, hanno convenuto che il tavolo di incontro e confronto attivato in questi mesi, rimarrà aperto, ponendo al centro di esso i giovani e il mondo della scuola, come risorsa fondamentale ed inesauribile di sviluppo.

Goffredo Fofi incontra Letizia Battaglia. I manicomi a 40 anni dalla morte di Franco Basaglia.

Roma, 15/1/2020, Palazzo Merulana

Un incontro affollatissimo quello di mercoledì scorso. La triade Fofi, Battaglia, Basaglia ha attirato moltissime persone che hanno riempito la sala di palazzo Merulana all’inverosimile per una serata che vedeva al centro Letizia Battaglia e le sue belle foto scattate al manicomio di Palermo anni addietro. Fofi ha rievocato quell’epoca di impegno collettivo per la chiusura degli ospedali psichiatrici, la sensibilità per il sociale, la società e per gli esclusi, le lotte per l’approvazione di una riforma psichiatrica esitate nella legge 180. Letizia Battaglia, fotografa, fotoreporter e politica (è stata consigliera regionale in Sicilia) ha raccontato con grazia e umanità il suo personale rapporto con l’esperienza manicomiale vissuta in due anni di lavoro sociale presso la Real Casa dei Matti della sua città. Mentre Fofi e Battaglia dialogavano scorrevano alle loro spalle alcune dei suoi scatti, foto toccanti e intense più esplicite di qualsiasi discorso. Mi sono chiesto chi potrebbe narrare oggi per immagini lo stato attuale della salute mentale nel nostro paese, chi come la Battaglia e tanti altri grandi raccontatori per immagini fecero per il manicomio, sarebbe in grado di documentare cosa succede a chi soffre di disturbi mentali e interagisce con la psichiatria. Difficile rispondere. Il manicomio, prima che un dispositivo  sociale,   era   un   luogo,   spesso   di   orrore,   sempre   di   abbandono,   ma   un   luogo   fisico che rappresentava la violenza visibile che, pur se nascosta da mura, veniva svelata da immagini esplicite che mostravano cosa si nascondeva in un’istituzione totale. Cosa far vedere oggi? Non che la violenza o l’abbandono siano scomparsi, ma tutto è più complesso, la stessa società lo è, come pure una psichiatria che ha vissuto quarant’anni di riforma e che, pur con le conquiste raggiunte, non è ancora realmente riformata. L’incontro a palazzo Merulana ha raccontato il passato, ed è bene che non se ne perda memoria. Urge tuttavia una narrazione dell’oggi perché le persone conoscano, aprano gli occhi, osservino con occhio critico quel che sta avvenendo in Italia al sistema pubblico di salute mentale, quello che potrebbe riguardare chiunque di noi in un momento di difficoltà esistenziale ricevendo risposte non troppo lontane da quelle del passato.

Antonello D’Elia

A Roma il Seminario sui rapporti tra Magistratura e Servizi di Salute Mentale

Il 6.12.19 si é tenuto a Roma il seminario Rapporti tra Magistratura e Servizi di Salute Mentale: quale possibile dialogo?

Il seminario è stato pensato come contesto di incontro tra operatori dei Servizi e della Magistratura in continuitá con la lunga storia che accomuna Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica nella difesa dei diritti e della soggettività delle persone.

La discussione si é aperta con i contributi del dott. Marco Paternello, Magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Roma, della dott.ssa Giusy Gabriele, Direttore Uoc 6 distretto DSM Asl Roma 2, del dott. Gianluca Monacelli, Direttore Uoc ff Serd-DSM Asl Roma 3, del dott. Antonello d’Elia, Presidente di Psichiatria Democratica.

Il tema centrale del seminario ha riguardato il confronto tra logiche e tempi che diversificano il lavoro della magistratura e quello della salute mentale: la prima impegnata ad ottemperare al mandato della tutela della sicurezza della collettività, la seconda impegnata nella dimensione di cura terapeutico-riabilitativa della persona all’interno del proprio contescto di vita.

Focus della discussione é stato anche il tema della pericolosità sociale e dei percorsi terapeutici relativi ai pz autori di reato.

Dal confronto é emersa l’esigenza di una maggiore conoscenza reciproca delle due prassi operative, anche a partire dagli strumenti che le rispettive discipline hanno a disposizione.

I protocolli operativi per l’esecuzione delle misure di sicurezza rappresentano l’opportunità di dare vita ad un contesto di collaborazione i cui benefici ricadono sull’utenza e sulla prassi dei Servizi di Salute Mentale e della Magistratura.

Il tema trattato ha suscitato un notevole interesse da parte dei numerosi partecipanti. PD Cantiere per la Formazione avvierá nel corso del 2020 una serie di seminari impostati allo stesso spirito del confronto tra operatori a partire dalla prassi.

Grande partecipazione ad Aversa al Convegno sui Protocolli Operativi organizzato da Psichiatria Democratica

Ampio confronto e vasta partecipazione al Convegno “Dagli OPG ai Protocolli Operativi”, organizzato da Psichiatria Democratica, che si è tenuto venerdì 22 novembrepresso l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. L’incontro, che si è protratto fino al pomeriggio, è servito per dibattere, da un lato, sul percorso che ha portato alla chiusura delle sei strutture asilari nel Paese dopo anni di lotte e la grande occasione che offrono,oggi,i Protocolli Operativi (in materia di sicurezza psichiatrica), approvati dal Consiglio Superiore della Magistratura(CSM) nel settembre dello scorso anno.

Nel mentre i primi, è stato ribadito con forza, erano “luoghi dove non c’era nessuna possibilità di riscatto, assolutamente poveri nellle proposizioni e ricchissimi di ergastoli bianchi”, i secondi, i protocolli Operativi, possono costituire – se tempestivamente, correttamente e pienamente attuati – uno straordinario strumento di lavoro. Lavoro, questo, teso a favorire ed integrare l’iter giudiziario con quello sanitario, per utenti psichiatrici autori di reato. Il dibattito che ne è scaturito, ha mostrato lo stato dell’arte attuale, con le difficoltà per la carenza di risorse umane disponibili nei DSM, sempre più depauperati di personale e risorse, ma anche le potenzialità dello strumento innovativo. Strumento, quest’ultimo, che costituisce un antidoto forte contro i tentativi di restaurazione o di aumento delle REMS che, è stato ricordato ” sono un elemento del complesso sistema di cura e riabilitazione dei pazienti autori di reato…..che l’internamento in Rems ha assunto non solo, come si è anticipato (vedi delibera dell’aprile 2017 del CSM), il carattere dell’eccezionalità, ma anche della transitorietà.

Perché resta centrale il progetto terapeutico riabilitativo individualizzato elaborato dal DSM. Su questi temi Psichiatria Democratica continuerà a vigilare e a promuovere,con i tanti operatori e associazioni impegnati a vari livelli sul delicato tema, percorsi di integrazione e di liberazione favoriti da uno scambio attivo e costante tra mondo sanitario e giudiziario, a favore degli utenti, dei loro familiari e della Comunità tutta.

Fabrizio Ciappi: un protagonista della riforma psichiatrica (Cesare Bondioli)

E’ scomparso ieri Fabrizio Ciappi, psichiatra, uno dei protagonisti della riforma psichiatrica precedente e successiva alla Legge 180 e compagno di strada, per lunghi anni, di Psichiatria Democratica.

Fabrizio, dopo una breve, significativa, esperienza all’O.P. di Arezzo dove da poco era giunto come Direttore Agostino Pirella, era rientrato a Perugia nella cui Provincia si è poi declinata la sua attività come Direttore del Centro di Igiene Mentale di Città di Castello che sotto la sua conduzione era diventato un punto di riferimento della riforma anche a livello nazionale e come direttore del D.S.M della USL 1 della Regione Umbria.

In questa diuturna attività ha contribuito, avendo la capacità di coniugare lavoro pratico e riflessione teorica, ad elaborare il movimento antimanicomiale umbro a fianco di Ferruccio Giacanelli, Carlo Manuali, Tullio Seppilli: su questa epoca del movimento si vedano i Quaderni della Fondazione Angelo Celli “Per una storia della riforma psichiatrica in Umbria”.

Del suo impegno costante per l’attuazione pratica della riforma rimane testimonianza nel volume di cui è stato coautore insieme a Bruno Benigni, Giuseppe Germano e Paolo Martini “Il nuovo servizio psichiatrico” (NIS, 1980) che è diventato da subito un testo di riferimento.

Della Riforma, Fabrizio è stato un precursore, specie per quanto attiene al rapporto col “territorio” declinato nell’esperienza perugina in particolare attraverso un rapporto privilegiato tra servizi, amministratori locali e popolazione.

Su questo aspetto già nel 1973 poteva relazionare riferendo di una Assemblea del CIM di Città di Castello tra operatori psichiatrici, utenti, consiglieri provinciali e comunali, direttori didattici. In questa relazione, riportata nel volume “Autobiografia di un movimento 1961-1979” (UPI-Regione Toscana-A. Provinciale di Arezzo, 1979)”, Fabrizio così descriveva il suo approccio antropologico, oltre che tecnico, alla sofferenza mentale: “…come è possibile in un ambiente per quanto bello e funzionale esso sia, ma distaccato e quindi astratto rispetto alla realtà degli assistiti, ricostruire tutti gli infiniti processi a cui hanno partecipato infiniti protagonisti, che hanno avuto come risultato la malattia?… Se però il malato di mente continua ad essere un uomo…bisogna strapparlo a qualsiasi forma di oggettivazione ed impegnarsi con lui perché possa continuare ad usufruire della propria realtà e perché gli altri protagonisti (familiari, vicini, compagni di scuola e colleghi di lavoro, amici, ecc.) si impegnino insieme a noi a garantire e mantenere questa continuità umana. Noi non sappiamo se questa è ancora terapia oppure se è superamento. Però sappiamo con certezza che è premessa indispensabile e che è anche realizzabile…operazioni diverse da questa si traducono immediatamente (ed il manicomio ne è la conferma brutale) in una serie di atti di violenza che non hanno altra funzione se non quella di aggiungersi alle originarie difficoltà di vita”.

In questa epoca di tecniche psichiatriche sempre più invadenti ci manca e ci mancherà questa antropologia e lucidità di Fabrizio Ciappi che in un altro suo intervento, scritto nel 1982 insieme a Vieri Marzi e Paolo Tranchina (altri compagni di cui sempre acutamente sentiamo la mancanza), citando Peter Weiss – “stiamo vivendo nell’ideologia del tramonto delle ideologie che darà il potere in mano ai militari” – concludeva: non a caso si sta sviluppando la controffensiva delle tecniche.

Arezzo 21 novembre 2019

A Imola la presentazione del volume “La realtà non è per tutti”

Martedì 12 Novembre 2019, presso la Sala Conferenze Maurizio De Maurizi dell’ Ospedale S.Maria della Scaletta di Imola, si è tenuto un incontro pubblico su libro di Antonello d’Elia:” La realtà non è per tutti “, che è stato curato dallo psicologo Ennio Sergio.

Antonello d’Elia, Psichiatra e Presidente Nazionale di Psichiatria Democratica, dà vita ad un racconto in cui a parlare di salute mentale sono, insieme agli psichiatri, anche pazienti, parenti, giornalisti, cineasti, cooperatori, infermieri, magistrati, baristi, vigili urbani, e quanti ogni giorno si trovano a stretto contatto con l’esperienza del disagio mentale. Insomma un coro di voci che ci fa vedere, dopo oltre 40 anni dalla legge 180, quanto pregiudizio resista ancora sul tema, e toccare con mano quanto ciascuno di noi sia coinvolto nella costruzione di quel grande bene comune che è la Salute Mentale.

Sala piena di studenti degli istituti di istruzione superiore, familiari, utenti e cittadini sensibili ai temi della salute mentale, a dialogare con l’Autore e lo psichiatra Raffaele Galluccio, altro esponente di spicco dell’Associazione fondata da Franco Basaglia, per annodare i fili della memoria, ribadire l’importanza dei percorsi che hanno messo in discussione l’istituzione manicomiale, il loro superamento. Ma anche per riaffermare l’impegno quotidiano dei Servizi insieme al mondo dell’associazionismo e della cooperazione sociale, per promuovere le buone pratiche ed affermare un modello di Salute mentale di Comunità. Il gruppo EXIT che ha costruito un racconto teatrale, facendo leva dalle storie dei personaggi che vivono tra le pagine del libro di d’Elia, ha fatto da cornice agli interventi dei due esponenenti di Psichiatria Democratica.

Una giornata ricca di interventi dal pubblico, non privo di passaggi intensi in cui la commozione era palpabile.

Una esperienza che ci permette di riscoprire l’attualità del pensiero basagliano e di quanto esso raccolga ancora oggi l’interesse nelle nuove generazioni.

… contrastare tutte le forme di odio e di discriminazione …

Pubblichiamo dappresso il testo della mozione “ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE STRAORDINARIA PER IL CONTRASTO DEI FENOMENI DI INTOLLERANZA, RAZZISMO, ANTISEMITISMO E ISTIGAZIONE ALL’ODIO E ALLA VIOLENZA “ (prima firmataria la senatrice Liliana Segre) approvata lo scorso 30 Ottobre, in Senato, con l’astensione di tutte le destre.

La mancata unanimità su temi così importanti è, a nostro avviso, un fatto grave e preoccupante, e ci ammonisce – come comunità civile – su quanto, ancora oggi, sia indispensabile mantenere alta l’attenzione e la vigilanza per contrastare tutte le forme di odio e di discriminazione, a difesa dei principi costituzionali quale fondamenta della nostra democrazia.

Ad un recente convegno all’Università Iulm di Milano sul linguaggio dell’odio, Liliana Segre aveva detto: «Io non perdono e non dimentico. Ma non odio. Mai. Per gli odiatori che mi insultano sui social provo la stessa pena che ho provato per i ragazzi della Hitler-Jugend: ad Auschwitz mi sputavano e mi insultavano mentre la mattina insieme ad altre 700 donne scheletrite e senza capelli andavamo a piedi a lavorare in una fabbrica di munizioni».

 

Senato della Repubblica seduta del 30 ottobre 2019

Concluso a Biancavilla il convegno “REMS in Sicily”

Il dott. Gaetano Interlandi, sulla scia dei precedenti convegni che Psichiatria Democratica aveva organizzato a Caltagirone sia prima della chiusura degli OPG, nel 2011, che dopo nel settembre del 2015 (la Rems a Caltagirone è stata attivata il 30 Aprile 2015), ha organizzato, insieme all’Ass. ”Cenacolo Cristo Re” di Biancavilla, il convegno “Rems in Sicily. Valutazione dei primi cinque anni della legge 81/2014 di chiusura degli OPG e di attivazione delle REMS in Sicilia. Vantaggi e criticità”. Al convegno hanno partecipato i vertici della Magistratura e della Sanità catanese, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza dott. C. Giongrandi, e il Direttore Sanitario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania, dott. A. Rapisarda, oltre a numerosi operatori dei Servizi pubblici e privati, circa 80 operatori. Il Sindaco di Biancavilla, dott. A. Bonanno, ha portato i saluti della Città.
Al momento, nelle REMS attive in Italia, sono internate 629 persone, di cui oltre il 30% in misura di sicurezza provvisorie. Mentre le persone in lista di attesa sono 603, molte concentrate nel Sud Italia. Continue sono le richieste di aumentare i posti letto REMS.
Come Psichiatria Democratica (PD), il dott. Giuseppe Ortano, ha ribadito che nello spirito della legge 81/2014 le REMS dovrebbero costituire l’extrema ratio ed accogliere misure di sicurezza definitive e solo quando non sono possibili alternative. Sicuramente, è stato sottolineato che le REMS non devono essere considerate come mero sostituto delle funzioni degli ex OPG.
Per questo, a parere di PD, è fondamentale la costante collaborazione tra DSM e Giudici nell’attuare i Protocolli Operativi adottati dal Consiglio Superiore della Magistratura nel settembre del 2018, Protocolli per i quali, come è noto, Psichiatria democratica si è caparbiamente battuta offrendo collaborazione ed avanzando proposte, e che prevedono che per ogni singolo paziente – sin dalla notizia di reato – si attivi un progetto riabilitativo personalizzato, concordato tra Sanità e Giustizia. Il convegno è stato connotato dalla positività ed entusiasmo degli operatori che si occupano della cura e riabilitazione dei pazienti psichiatrici autori di reato.
All’incontro hanno portato la loro testimonianza anche che hanno raccontato le loro storie, e di come l’esperienza comunitaria abbia inciso positivamente nella loro esistenza. Il convegno ha avuto una grande affluenza di pubblico e ha segnato l’inizio di un dialogo multidisciplinare, nella comprensione e trattamento delle persone con malattia mentale, autori di reato, segnalando, altresì, tutte le criticità da affrontare nel percorso di presa in carico.

Dove va la psichiatria (Giuseppe Ortano)

31 dicembre 1974, Antonia Bernardini, Manicomio Criminale di Pozzuoli;

4 agosto 2009, Francesco Mastrogiovanni, SPDC di Vallo della Lucania;

13 agosto 2019, Elena Casetto, SPDC Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Sembra che il tempo sia trascorso invano. Ancora si muore legati al letto in luoghi che dovrebbero costituire un importante tassello nel percorso di cura di persone con problematiche di salute mentale, anche perché spesso ci si trova di fronte agli esordi di una psicosi.
Da 40 anni ci siamo lasciati alle nostre spalle i manicomi e fortunatamente con la l. 81/2014 abbiamo chiuso anche gli OPG e stiamo provando ad affrontare nei Servizi Territoriali le contraddizioni custodia/cura.
Ma è un dato di fatto incontrovertibile che stia prevalendo apertamente il ritorno ad una Psichiatria asilare che privilegia il controllo alla cura.
Oggi con crescente naturalezza negli SPDC si ricorre sempre più alla contenzione!
E’ una pratica che resiste in almeno 80 % degli SPDC.
Significativo è il dato che anche nelle REMS, sebbene in pochissimi casi, si ricorre alla contenzione.
Sicuramente il clima sociale è cambiato caratterizzato da intolleranza, razzismo ed egoismo e sicuramente il contesto politico non è estraneo.
Ma c’è che la Psichiatria è ormai solo una questione di neuro trasmettitori e di farmaci costosi. Mentre si assiste ad una desertificazione dei servizi territoriali e sempre minori sono le risorse a disposizione dei DSM. Ma tutto ciò non esclude le nostre responsabilità di psichiatri. In un recente comunicato di Psichiatria Democratica abbiamo ribadito che proprio la drammatica vicenda di Bergamo ripropone la responsabilità di impedire la pratica violenta della contenzione fisica. Questo modo di semplificare la risposta nell’affrontamento della crisi si risolve nella reificazione e nell’annullamento delle persone sofferenti.
LA CONTENZIONE NON E’ UN ATTO MEDICO E NON HA VALENZE TERAPEUTICHE !
( Corte di Cassazione, Sent. n. sez. 1866/2018 )

 

(Giuseppe OrtanoResponsabile Nazionale Carceri e Superamento OPG di Psichiatria Democratica)